Recensioni

Se il precedente Autumn Response aveva posto un particolare accento sulla voce come risultato, tra l’altro, di un’attenzione maniacale per le intonazioni e le timbriche vocali, il nuovo lavoro a tutto tondo (ovvero fatto salvo le pubblicazioni a tiratura per pochi intimi, tipo Valley Of The Ultrahits…), gli si dedica completamente con risultati quanto mai ostici.
Under Stellar Stream è fin da subito un lavoro rigido, caratterizzato da un approccio monolitico quasi a cappella e in chiave iper-minimal: ovvero voce, doppia voce, terza voce… ed un arredo flebile di elettronica diafana. C’è certamente molto della tradizione vocale gaelica nell’approccio canoro di Youngs, in quel suo incedere solitario con le vocali stirate e la ripetizione di una frase come modus mantrico e un accenno appena di delay che proietta tutto in una dimensione al di là della nostra quotidianità. E tutto il disco ha a che fare con il concetto di ascesa già a partire dal titolo stellare e da quello delle canzoni (Cluster To A Star, Arise Arise), come dal tono mistico e spirituale delle composizioni.
In particolare, quando a suonare è lui, la sua voce e un accenno di piano (My Mind is in Garlands), l’album fa il paio con il precedente Making Paper: ci avverti dentro un’immacolata mestizia a due passi da Rober Wyatt o David Sylvian
Un disco oltremodo affascinante che tuttavia cristallizza il discorso poetico dell’artista Youngs su un quieta tregua con sé stesso e il mondo circostante. Chi non lo sopporta avrà altri 6 motivi per considerarlo un genio del tedio fatto musica. Chi lo ama invece, lo avrà aggiunto alla collezione dei capolavori minimali del musicista. La verità per chi scrive sta come non mai nel mezzo.
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