Recensioni

Con Church With No Magic avevamo lasciato i PVT alle prese con un cambiamento di rotta rispetto a degli inizi carriera caratterizzati da un sound massimalista sulla falsariga dei Battles. Il trio australiano formato da Dave Miller e dai fratelli Pike aveva dunque virato verso una energica synth wave che strizzava l’occhio a Suicide, This Mortal Coil e emozionalità Echo & The Bunnymen, senza riuscire del tutto a quadrare il proverbiale cerchio.
Lungo la direttrice depechemodeiana, al netto di strappi industrial, Homosapien rappresenta il passo definitivo nella direzione di un formato canzone sempre di stampo wave, umorale e senza ritornelli, ma senz’altro più potabile. Il disco rappresenta l’ennesimo aggiornamento della palette sonica in direzione di un presente ancora innamorato delle analogiche di kraftwerkiana memoria. Dalla Warp, nel frattempo, Richard Pike, ai synth assieme al fratello, è diventato il frontman di un tiro migrato alla minuta Felte – nuova label di Jeff Owens, già boss della Ghostly International – le cui sonorità sono senz’altro coordinate con quelle presenti nella tracklist.
Tra spruzzate soul, una discreta varietà di soluzioni melodiche (Nightfall, Love And Defeat, Cold Romance, Evolution) e il solito rimarcabile cesello ritmico contrappuntato da tocchi post-punk alla sei corde, Homosapien si rivela un album prezioso e – ahinoi – dispensabile. Sebbene la convergenza estetica sia con il buon North, a valere è la critica fatta al seguente lavoro dei Darkstar News From Nowhere: senza carisma, un solido songwriting e una prospettiva artistica di lungo corso, il pop ai sintetizzatori scivola ben presto in un pericoloso sottofondo. Se il precedente album rivelava un instabile alchimia sul punto di deflagrare (e convincere), quest’album, che avrebbe dovuto bilanciarla, inaugura una sfida differente che speriamo porti buoni frutti in futuro. Nel frattempo, ancora una volta e comunque la si guardi, bicchiere mezzo pieno.
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