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Home Economics è il terzo disco dei Prinzhorn Dance School, duo post-punk inglese che ha lasciato passare tre anni dallo scorso Clay Class (2012). L’ultima release di Tobin Prinz e Suzi Horn è il risultato di un lavoro meticoloso sui particolari e di un tour negli Stati Uniti che ha aiutato a buttare giù del materiale non appena tornati in terra d’Albione.
I sei brani che compongono Home Economics segnano una svolta dal minimalismo dell’omonimo esordio inserito, tra l’altro, dal The Sunday Telegraph tra i migliori 120 album pop di sempre. Viene invece approfondito il discorso sviluppato con Clay Class, una sorta di rivisitazione di echi post-punk (Pil e Young Marble Giants su tutti) in chiave disco. Home Economics riprende proprio questa miscela e la filtra attraverso meccaniche ripetizioni sonore (la ritmica di Reign) che dimostrano quella coerenza concettuale che ha da sempre contraddistinto il duo. Infatti il moniker dei due si rifà ad Hans Prinzhorn, psichiatra tedesco amante della storia dell’arte. Atmosfere claustrofobiche, suoni che sembrano uscire da ospedali psichiatrici, per l’apatia automatica con la quale vengono riproposti, fanno sì che brani come Battlefield o Education siano fossili di Throbbing Gristle meno estremi o gemme rimaste nascoste negli archivi di qualche studio di registrazione della Manchester di fine ’80/primi anni ’90.
DFA ha deciso di puntare sui Prinzhorn Dance School e il loro distacco dall’era contemporanea forse è il segreto che li rende affascinanti e che ha permesso loro di godere ancora della fiducia dell’etichetta, rimasta intatta nel tempo. Home Economics è un disco anacronistico e meticolosamente freddo, in alcuni tratti riesce a portare alla mente addirittura dei CCCP meno furiosi e meno salmodianti. Un altro passo avanti nell’avanguardia concettuale e musicale dei Prinzhorn Dance School.
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