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Trenta ore di musica. Due giorni, dal pomeriggio di sabato 17 alla notte di domenica 18 ottobre. Post Romantic Empire, anfratto romantico della capitale (tra le attività del collettivo, un’etichetta discografica, Precordings, e varie iniziative in territorio romano come il Classix 90’s, techno parties) chiude i battenti e si pavoneggia allestendo il Prefinalfest. Una cerimonia regale, con petali neri a contornare e una musa, Joan Fontane, a simboleggiare.

Vieni, ti mostrerò dove vanno i sogni quando muoiono” è il tema, lo slogan del festival. Nel segno dei Current 93, va da sè. Ma c’è un iter da seguire, prima di David Tibet & Co. Spetta a Gianluca Polverari schiudere le porte dell’Init. Segue il poker MIR + Gamers In Exile + Gianni Music + Valentina Carnelutti. Si balla, in pratica, per far fronte al freddo clima capitolino. Sarah Dietrich, donna rossocrinita dall’anagrafe impegnativa, accompagnata tra i tanti da Lili Refrain, monta un set di catartica improvvisazione elettronica che strega e stordisce. Come posseduta, Sarah. Sul serio. La scaletta, vuoi anche per i soundcheck tra un’esibizione e l’altra, cambia in corso d’opera. Federico Fiumani ad esempio, atteso in tarda nottata, lo si vede poco prima degli Ardecore. Beh, non il massimo della vita, l’ex-Diaframma. Chitarra elettrica e voce per un canzoniere rilevante (Siberia e Labbra Blu non potevano mancare) ma sterile se spoglio di basso e batteria. Qualche presente mugugna e non possiamo dargli torto. Gli Ardecore (per la cronaca, senza i tre Zu) si presentano con la Dietrich ad affiancare Felici al microfono. Dopo la prima parte di stornelli (incluso un cameo di David Tibet), sul palco compare Nada e la situazione si rivolta. Il combo romano riedita i classici della Malanima. Nada ancheggia. Tutti cantano Amore Disperato e Ma Che Freddo Fa. Nel finale, Fiore De Gioventù. Risoluto il set degli Spiritual Front. Innocuo Danilo Fatur. Formali i Naevus. L’indomani toccherà ai Mouse On Mars, ma prima c’è una notte da danzare. A Legowelt e Claudio Fabrianesi il compito. Degnamente risolto.

Jan Werner e Andi Toma, dunque, salgono sul palco alle dieci del mattino. Lo abbandoneranno due ore dopo forti di un gig maiuscolo. Si comincia ad intravedere intanto l’entourage Current 93: suonano Hush Harbors (delizioso folk d’antan) e Baby Dee (delizioso e basta). Nel mentre, il passionale Sieben (un uomo, il violino e tanti pedali) nonché un banchetto per presenti e musicisti a base di Capriolo. La proiezione di Nekromantik, presentato dallo stesso regista, Buttgereit, e sonorizzato per l’occasione da un gruppo capitanato da Othon Mataragas, precede il singolare progetto di Fabrizio Modonese Palumbo, Andrew Liles e Paul Beauchamp. Una somma delle parti, la loro, risolta in muzak pseudo bossanova. Divertente. Fastidioso, e non ce ne voglia l’interessato, invece Ernesto Tomasini nel suo falsetto e pose teatranti. E pensare che in principio, accompagnato dagli stessi Palumbo e Beauchamp, si era ben presentato.

Di ben altra stoffa il concerto dei Current 93. Tra i tanti, si nota James Blackshaw alla chitarra e Baby Dee al piano. Si privilegia il recente corso del gruppo, quindi tanta elettricità al servizio dello sciamanico Tibet. Live intenso, in una parola: bellissimo. Sugli scudi l’ultimo Aleph at Hallucinatory Mountain. Anche I Looked to the South Side of the Door e She Took Us to the Places Where the Sun Sets, dall’ep Birth Canal Blues, placide nella veste originaria, si prestano ai watts. Evento nell’evento, la performance di David Tibet, uomo nato artista che si emoziona, urla. Rapisce. E saluta.

Per chi non c’era, come allegato al libro di prossima uscita Post Romantic Empire, in arrivo un dvd dell’intero evento.

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