Le navigazioni musicali di Populous. Intervista a Andrea Mangia
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Andrea Mi
- 23 Agosto 2017
Questa estate avevo un po’ più di tempo del solito da dedicare agli ascolti attenti, quelli nei quali indossi le cuffie buone e ti accomodi sulla sdraio, magari al fresco di un cortile salentino. Ho riavvolto il nastro e mi sono immerso nei primi lavori di Andrea ‘Populous’ Mangia, sulla berlinese Morr Music. Sono passati esattamente quindici anni dall’uscita di Quipo, poco meno da quelle di Queue For Love e Drawn In Basic. Fluttuando nei suoni sospesi tra idm, pop e beatmaking astratto (e molto mentale), realizzo che un certo tipo di eleganza è sempre stata uno dei caratteri distintivi del musicista e producer salentino, assieme alla invidiabile capacità di saper leggere con molto anticipo le direzioni di sviluppo di alcuni ambiti musicali coltivati con attenzione e molta creatività (nel 2010 ha vinto il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro”).
Non è un caso che tra le innumerevoli collaborazioni all’attivo ce ne siano diverse nel mondo della moda, con stilisti come Vivienne Westwood, per esempio. La sua collezione di camicie, cappellini e calzini potrebbe darci molte altre conferme. Se quei tre lavori si configuravano come ponti ideali tra la freddezza dei suoni digitali e il calore analogico fatto di respiri soul e shoegaze, nei side-project Girl With The Gun e Life & Limb troviamo conferma di una trasversalità artistica che si riflette su specchi multipli. Che si tratti di “headz beats” o trame ritmiche afro-latine, forma canzone o missili per la pista da ballo, Andrea si conferma artista poliedrico ma capace di rendere riconoscibile la sua firma su ogni avventura sonora. La lista delle collaborazioni non fa che amplificare questa idea: Saroos, Perturbazione, Teebs, Sun Glitters, Indian Wells, DJ Khalab, Clap! Clap! sono solo alcuni degli artisti con i quali ha incrociato le sue rotte. Poi ci sono i jingle televisivi, le colonne sonore cinematografiche, i lavori di sound-design per il web e i musei. Che le nuove navigazioni del nostro marinaio Pop puntassero decisamente verso i tanti sud del mondo lo abbiamo capito già nel 2014, quando con Night Safari il background hip hop astratto si univa alle influenze pan-africane. La recente uscita di Azulejos, l’album portoghese registrato e prodotto a Lisbona, è un ulteriore aggiornamento di una mappa sonora in costante evoluzione. L’orgia di ritmi cumbieri che si compenetra, senza soluzione di continuità, con i reflussi di un’elettronica più smaccatamente europea, è un piacere per le orecchie e per i piedi. In attesa di capire dove il nostro nostromo punterà la poppa per il suo prossimo lavoro attendiamo la sua esibizione live del 27 agosto, al Parco Grotte di Putignano, per la quarta edizione di SPARKS Festival, un evento a ingresso gratuito che vuole coniugare creatività, musica, arti visive e cibo di qualità in un contesto ambientale unico. Ne abbiamo approfittato per intervistarlo.
Il tuo percorso artistico mette le vertigini: parti da una ricerca tra IDM e abstract hip hop marchiate Morr Music, passi per l’elettronica notturna ed afrocentrica su Folk Wisdom e Bad Panda e approdi al tropicalismo lusitano sulla Whonderweel di Nickodemus. Ti va di ripercorrerlo col senno di oggi?
Non c’è un senso dietro a questo percorso, solo istinto e voglia di esplorare. L’arte senza curiosità non esisterebbe, sarebbe la solita vecchia storia. La vita poi, intesa come continuo cammino in cui si incontrano sempre nuove persone, fa il resto.
Azulejos, il tuo nuovo album, è nato in una città che ho nel cuore da sempre. Quali sono i tuoi ricordi di Lisbona e del processo creativo di quel disco?
È una città luminosa, viva, vera, senza fronzoli, in evoluzione. Le persone sono cordiali, gentili e con quella vena di malinconia per aver realizzato di non essere più al centro del mondo come ai tempi delle Americhe. Un sentimento simile al mio, che a un certo punto ho smesso di fare musica, perdendo in un attimo tutti i contatti e tutto il pubblico e mi son dovuto ricostruire da zero, quando ho capito che non riuscivo a più vivere senza musica.
I feedback dei media internazionali su questo lavoro sono stati davvero lusinghieri. Con te, Indian Wells, Herva, Clap Clap siamo finalmente riusciti a sprovincializzare la “scena italiana” o c’è ancora molto lavoro da fare?
Sere fa ero a suonare a Berlino e parlavo con gente della ZZK Records di Buonos Aires e, a un certo punto, mi dicono: «Da fuori stiamo percependo che l’Italia sta finalmente diventando un mercato su cui investire, stanno venendo fuori sempre più artisti che ci piacciono». Non aggiungo altro.
Hai sempre avuto gran gusto nello scegliere gli artisti che lavorano a visualizzare i tuoi suoni: ci parli della collaborazione con Emanuele Kabu e Kae?
Kae è uno dei graphic designer più talentuosi che io conosca, ma è una matta, una matta vera. Non ho molto da aggiungere, se non che di matto basto e avanzo già io. Kabu invece è stata la migliore esperienza artistico-lavorativa della mia vita. Ancor prima di essere meravigliosamente dotata di un’estetica che ha sempre incontrato, al 100%, il mio gusto e immaginario, Emanuele è una persona meravigliosa, paziente e stimolante come poche.
Quest’estate non ti sei fermato un attimo, girando soprattutto per tanti festival italiani. Come sta messo il nostro stivale, visto dai tuoi occhi?
No dai, non credo di aver fatto molte date in realtà. Anzi, io e il mio agente stiamo cercando di scremare e di non accettare tutte le date che ci vengono proposte, proprio per non stare sempre in mezzo al cazzo alla gente. Le date di Azulejos stanno andando super bene. Sto avvertendo una sorta di passo avanti rispetto al disco precedente. Sono veramente contento.
E della tua Puglia, in particolare, cosa ci dici?
È un discorso molto lungo. La Puglia è un posto bellissimo, pieno di tanti umori e sapori diversi. Tutto questo si accentua durante la stagione estiva, dove sul serio ci sarebbero da scrivere trattati di sociologia. Ci trovi Madonna in vacanza, magari a pochi passi dal fan in botta costante di The Black Madonna, poi trovi quelli che buttano la spazzatura nella piazzola di sosta, gli amanti della pizzica, ricchissimi arredatori e interior designers che comprano case, le ristrutturano e le rivendono a miliardari, Gallipoli invasa dai ragazzini che vanno a fare casino al Parco Gondar, giornalisti che ti dicono che ormai il Salento è in mano alla camorra, i giapponesi che preferiscono la più tranquilla Valle d’Itria, i tedeschi che vanno a pedalare sul Gargano, gli ambulanti africani che parlano dialetto leccese, lo yacht del riccone e milioni di gonfiabili a forma di fenicottero rosa, Briatore che vuole aprire il club col privé accanto al chiringuito che suona reggae. Quest’anno poi è stato pazzesco: ci sono stati festival di musica “alta” davvero incredibili. Per cui, quando leggevi la lista degli ospiti che erano in Puglia a suonare, era un turbinio di sentimenti contrastanti, un ottovolante emozionale che ti lasciava attonito e sbigottito: si andava da Orietta Berti a Nicolas Jaar, da Martin Garrix a Lorenzo Senni, dai Badbadnotgood ai Thegiornalisti, dai Moderat ad Alvaro Soler. Non era semplice gestire. Non sarà semplice. Speriamo che si provi quantomeno a puntare sulla qualità e non sulla quantità.
Hai prodotto Miss Keta, remixato Carl Brave e Franco 126 e sei salito sul palco con Balera Favela e We Riddim per il Culture Clash. Qual è il polso della scena musicale italiana, in questo momento?
C’è un sacco di gente che mi piace e con la quale mi piacerebbe collaborare prima o poi. Con alcuni già l’ho fatto e sono sempre state esperienze bellissime.
Il cibo è un’altra delle tue grande passioni. Ti sei mai chiesto se ha un qualche legame con la musica che ami o con quella che fai?
Ma certo: tutti i soldi che tiro su con la musica li spendo in cibo, ristoranti, vini e drink. Semplice no?
Come sta cambiando il tuo sound con il nuovo live set up senza la band?
Da quando non giro più coi musicisti tutto è molto più dance-floor oriented. Ho sempre uno dei due autori dei visual con me (Marco Mucig o Furio Ganz), che si occupa di proiettare i video che sono stati appositamente pensati per il live, canzone per canzone.
Ci anticipi la tua prossima avventura musicale?
Ci sto ancora pensando. Conto di avere le idee più chiare alla fine dell’estate.
