Recensioni

Marcio e beffardo come sempre, il quartetto di Philadelphia vomita la sua quarta fatica che, diciamolo subito, di dolce non ha proprio niente, ma che presenta qualche segnale di addomesticamento, una notevole messa a fuoco dei suoni e un maggiore controllo delle strutture.
Il Punk-rock in salsa Melvins, feroce, slabbrato e un poco (volutamente) idiota, si incupisce e devia più di una volta verso mefitiche paludi sludge (Male Gaze) dove galleggiano cadaveri grunge e stoner (Loubs), mentre l’ombra conturbante dei Liars si insinua in pezzi come You’re Different in Person e Cafeteria Food. Basso e chitarra viaggiano attorcigliati come amanti viziosi, nell’impasto (non più groviglio) grasso e monolitico nel quale la batteria scava il proprio incedere muscolare e arrogante, con la voce di Matt Korvette meno irritante e più profonda del solito. Il tutto suona come una jam tra Black Flag e Black Cobra, dove il nero rimane l’unica certezza nel continuo teso contendersi di punk e metal, entrambi nella loro declinazione più sudicia e ottantiana.
Menzione speciale infine all’artwork del disco, dove uno yuppie giace con il collo rotto ai piedi di una scalinata metafisica e monumentale, con quella tartaruga assurda e indifferente, unica superstite di una tragedia annunciata.
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