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Ilare e struggente: due facce d’una moneta particolare, raffinata e popular, entusiasta e ironica. Petra Haden possiede talento a sufficienza per stemperarlo in operazioni del genere, sul filo di un divertissement a perdere che però è capace di stregarti, come se stuzzicasse il sistema nervoso di meccanismi emotivi profondi.  Violinista e cantante, figlia del grande bassista Charlie, sorella di Rachel (bassista dei That Dog), Tanya (violoncellista) e Josh Haden (bassista e cantante degli Spain), già membro di Tito & Tarantula e Decemberists nonché al lavoro per Beck, Weezer e Twilight Singers (tra i molti altri), questa quarantunenne newyorkese dislocata a Los Angeles torna sul luogo del delitto a quasi otto anni da quel Sings: The Who Sell Out che la vide reinterpretare a cappella il celebre album di Townsend e compagni.

Oggi tocca al cinema, ovvero all’irresistibile fascino delle soundtrack: temi celeberrimi come quelli di Psycho, 8 e 1/2, Superman e Per un pugno di dollari finiscono immersi in una pozione di virtuosismi guizzanti, fragrante goliardia e stralunato lirismo, ribadendo piena cittadinanza nell’immaginario contemporaneo pure nello sclerotizzante sovraffollamento/frammentazione della web culture. Poche ma pregnanti le parti suonate (ospiti jazzisti di rango come il padre, il chitarrista Bill Frisell ed il pianista Brad Mehldau) a confezionare episodi abbastanza convenzionali che pure esaltano le capacità d’interprete (una pura, essenziale intensità) di Petra, vedi la vellutata Calling You (da Bagdad Café) o una It Might Be You (da Tootsie) col cuore in mano.

Se con Goldfinger azzecca uno dei passaggi più accattivanti – riuscendo però a non sbracare nel trito: più un motivo è celebre e quindi logoro, più l’approccio è semplice, entusiasta, di una naturalezza irresistibile – con le suggestioni rumoristiche di Hand Covers Bruise (scritta da Trent Reznor per The Social Network) coglie l’acme avant della scaletta, pari forse all’impressionismo rappreso di God’s Lonely Man (da Taxi Driver). Si chiude con una This Is Not America nel segno della cover di classe, ma che classe. E che brava.

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