Recensioni

7

Ascoltando i Parlor Walls non si può non avvertire un’atmosfera distopica che tiene le redini di un jazz-noise imprevedibile e a tratti irregolare come solo il post-punk sa essere. Non ci dovremmo stupire: in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury i parlor walls sono le pareti al plasma che la moglie del protagonista, Guy Montag, fissa per tutto il tempo. L’effetto che questo Opposites sortisce sembra proprio quello di una TV che si è ribellata alla sudditanza del telecomando e ha deciso di farci impazzire proponendoci uno zapping schizofrenico in cui ritmi e suoni si alternano in un caos apparente che puzza di rivoluzione.

Quella dei Parlor Walls è una rivolta che mette in trincea Miles DavisShellac e la vena dirompente dei Cabaret Voltaire spogliata degli isterismi sperimentali di brani come Baader Meinhof e ridimensionata in un formato-canzone più regolare. Crime Engine Failure è una danza ipnotica morsa nel finale dai bassi distorti di Cover Me, Play Opposites introduce chitarre normalizzate su formule math-rock prima di essere fagocitata da saturazioni noise. Love Again è un po’ la summa di questo album: sferzate post-punk a sei corde si infrangono su fiati jazz, ritornelli che sono slogan potenti e riottosi (leggasi punk) e un’inquietudine che non è causata dal passato o dal presente, ma dalla paura per un futuro così drastico come Bradbury o Orwell hanno profetizzato.

Opposites è un’ancora di salvataggio in un oceano distopico e fuorviante dove a stento riusciamo a galleggiare. Sappiamo molto bene quanto sia facile colare a picco in questo immenso vuoto.

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