Recensioni

6.8

Per godere al meglio di questo attesissimo perché lungamente lavorato debutto solista di Om’Mas Keith (in mezzo produzioni per altri e tra queste ovviamente lo strapremiato Frank Ocean, sicuramente la molla di furbizia che ha fatto uscire il disco adesso) bisogna mettersi comodi e metabolizzare i suoni lucidi e plasticosi (ma mai né unti né grassi) a cui l’uomo ha piegato i modi Sa-Ra per rendere al meglio uno spirito sopra le righe che in ultima analisi è divertitamente pimpissimo (ricordiamo quando intercettatolo su Facebook ormai 3 anni fa aveva scambiato il sottoscritto per una Gabrielle e ci aveva praticamente provato, con frasi di sicuro effetto tipo “è per hot chicks come voi che lavoriamo e mandiamo avanti la baracca”).

Om’Mas riprende e rimpingua i materiali dell’EP Uh Oh It’s Love del 2011 (che non ci aveva convinto proprio) per dare forma a un concept d’amore che suggerisce l’omologia donna/città in senso speleologico: I want to explore you (nel gioiellino quasi-titletrack e quasi-musichall Pulse of the City). Prince è IL riferimento, fin dalle svisate chitarristiche della opener Slow Motion, tra drum-machine anni Ottanta e autotune post-Kanye che sono gli estremi dello spettro dentro al quale Om’Mas si muove, tutto attraversato da una vena freak che non può non ricordare gli eccessi kitsch di Rick James e che, quando arriva la tamarrata, trasforma lo storcimento di naso in sorriso.

Tra abbocchi funkysoul post-disco, i tipici saliscendi vocali (magari girati addirittura alla Sam SparroU Know I Want You) e le tipiche miniature del trio d’origine (All 4 You, con Erykah Badu), electro hi-nrg da colonna sonora tv (All Alone with You) e ballad (You Are The Only One), il disco va preso tutto assieme e con la leggerezza tutta d’un fiato che richiede e merita. In ogni caso, troppo pop per essere davvero freak, troppo freak per essere davvero pop.

E in tutto ciò: ma il famoso Black Fuzz dei Sa-Ra che doveva uscire su GOOD Music?

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette