Recensioni

7.2

Arrivati al terzo lavoro in studio, gli O.R.K. non hanno più nulla da dimostrare. Dopo i pregevoli Inflamed Rides e Soul of an Octopus, il supergruppo capitanato da Lorenzo Fornasari, in arte LEF, con Ramagehead compie un passo decisivo in ambito rock (il prog è sempre il punto focale della loro proposta) e nella conquista degli States. In primis per l’endorsement di Adam Jones dei Tool che realizza l’artwork; in secundis per la partecipazione in Black Blooms di Serj Tankian, voce dei System of a Down.

Ovviamente, Ramagehead non è solo questo, anzi: tutte le cose belle ascoltate sui precedenti dischi vengono confermate e tutte le imperfezioni, smussate ove necessario. In pratica si può definire il proverbiale disco della maturità, ma non solo compositiva – già in precedenza i Nostri avevano dimostrato di saperci fare – ma anche sonora, grazie all’intervento di fuoriclasse del mixer e del mastering come Marc Urselli (Foo Fighters, U2 e Nick Cave) e Bill Munyon (King Crimson). E le canzoni? Ci sono eccome, a partire dalla traccia d’apertura Kneel To Nothing, con un Colin Edwin sugli scudi, fino ad arrivare a Signals Erased, con un bel cambio in coda, e alla ballad Beyond Sight, che da gas alle corde vocali del camaleontico Lef, un vero e proprio valore aggiunto. Down The RoadStrangled Words e Some Other Rainbow (Part Two) sono un trittico di episodi di prog-rock fatto come si deve: suoni levigati, tentacolare sezione ritmica (Mastelotto e Edwin sono sempre una garanzia) e un Pipitone ispiratissimo, che firma tre tra le tracce migliori della sua intera produzione.

Nato come un divertissement tra amici, O.R.K. nel corso degli anni è diventato un vero e proprio progetto, non il classico side project. La strada intrapresa è quella maestra, il tour (per ora solo europeo) farà il resto.

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