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Tornano dopo sei anni dall’ultimo album in studio i No Means No, guasconi irriverenti dotati di tecnica sopraffina. Furono tra i primi negli anni ‘ 80 a superare gli stilemi tipici del punk rock, unendo Black Flag e Devo, Contortions e Soft Machine, Canterbury e Broadway, mischiando hardcore, funk, jazz e progressive.

Si parte con le bordate hardcore e i call and response di Wake Up, si passa poi a In Her Eyes, rock’n’roll selvaggio alterato da assoli improbabili e dai cori in stile musical che sono ormai un marchio di fabbrica dei fratelli Wright. Se per voi il rock è una cosa seria e non sopportate satira e parodia lasciate perdere, se invece trovate irresistibile un titolo come Mondo Nihilissimo 2000 allora gettatevi a capofitto su questo disco.

Vi troverete a vostro agio tra urla indemoniate, voci filtrate e ritornelli zuccherosi (So Low), heavy metal caricaturale (Ashes), ritmi epilettici e cambi repentini di velocità e contesto musicale, ma attenti che a volte si rischia di perdere l’equilibrio. I fratelloni canadesi suonano jazz-core senza le velleità intellettuali delle attuali band jazz-core, usano l’ironia alla maniera di Frank Zappa e dei Dead Kennedys, puntando il dito verso l’ipocrisia del mondo occidentale e della religione. All Roads Lead To Ausfahrt è un album divertente che si rifà ai lavori più diretti e ramonesiani (a firma Hanson Brothers) come a quelli più elaborati ed eclettici (da Wrong a Why Do They Call Me Mr Happy?).

Un disco che nulla aggiunge e nulla toglie alla carriera dei No Means No, in ogni caso un’istituzione dell’underground americano.

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