Recensioni

Il debutto di Nina Nastasia arriva nel 1999, con Dogs, sulla piccolissima Socialist Records e rimane inosservato. Brilla già però il suo talento per il disegno di umori altalentanti, portato alla ribalta dalla produzione di Steve Albini.
È una voce in piena schizofrenia tra Liz Phair e Lisa Germano quella di Oblivion. Fa arrossire d’invidia Heather Nova un brano come Judy’s In The Sandbox. Sembrano raccontare la storia del rock femminile le linee vocali di Stormy Weather e A Love Song, impegnate in dialoghi immaginarii con se stesse, a tracciare percorsi poetici e sognanti.
È anche un disco dove viene rispolverata l’arte dell’arrangiamento cui Albini garantisce un suono dall’asciuttezza quasi metafisica. (E tanto di cappello a una produzione che riesce a far realizzare a una debuttante un brano come Smiley). Basta pochissimo (una chitarra, un pianoforte appena sfiorato, un violino) a dare voce al genio. (
Amazon
