Recensioni

Nikki Lane è una cantautrice capace di mettere insieme eleganza pop, retaggi roots e una lieve patina indie. Sarà anche che a mettere le mani sul disco All or Nothin’ è Dan Auerbach dei Black Keys, ma di fatto i dodici episodi dell’album crescono di ascolto in ascolto, e alla fine la sensazione è quella di avere a che fare con un ottimo lavoro. Le canzoni attingono a piene mani dal calderone country pop di recente e passata memoria: dentro ci sono Wilco, Lucinda Williams, Whiskeytown e ancora divagazioni old fashioned tra Ronettes (Good Man e Want My Heart Back) e Crocodiles (I Don’t Care).
Il problema di dischi come questo è che restano imbrigliati nel limbo del già sentito, incapaci di apportare modifiche al genere e svecchiare la proposta: il ruolo del produttore, da questo punto di vista, è fondamentale, e in questo caso si lascia apprezzare durante tutto l’ascolto di All or Nothin’. La ballata You Can’t Talk To Me Like That profuma di umori twee pop e soul, allo stesso modo in cui Seein’ Double affonda le proprie radici in certo paludoso surf-rockabilly di tarantiniana memoria.
La mano di Auerbach si avverte in tutto il disco, a partire dall’opening track rock blues di Right Time finendo con la country folk ballad Love’s on Fire, dove si tocca uno dei momenti migliori del disco con un duetto inevitabile per la più classica delle composizioni voce e chitarra – tanto intensa quanto nostalgica. Il blocco centrale All or Nothin’/Sleep With A Stranger/Man Up è quello con i maggiori colori soul e rhythm’n’blues, ed è qui che la sensazione che Nikki Lane sia assolutamente a suo agio si fa ancora più forte.
Derive pop sì, ma sempre restando fedeli al background di sonorità e ascolti che la cantautrice ha saputo assimilare e mettere fuori ora in forma nuova e furba, ora in modo classico (il valzer Out Of My Mind). Il finale è infatti tutto country oriented (Wild One), come a dire che da certi amori non si sfugge.
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