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La radio nera della band catanese continua a suonare, e non accenna ad abbassare il volume. Questo 2018 infatti si apre con il terzo capitolo della saga dei Niggaradio, che, a due anni di distanza dal precedente FolkBluesTechno’n’Roll…e altre musiche primitive per domani, presentano, in uscita il 28 gennaio via Dcave Records, Santi, diavuli e brava genti. Il nuovo disco getta uno sguardo sulla quotidiana lotta silenziosa della gente comune, divisa ironicamente nelle tre categorie che danno il nome all’album. Punto cardine su cui ruota il progetto Niggaradio, è ancora una volta la scelta del dialetto siciliano, capace di rendere appieno tutte le sfumature, i suoni, gli odori della propria terra, e di avvicinare l’ascoltatore alle storie raccontate. Il suono è variegato, abbraccia il passato blues, folk, ma si mantiene aperto anche verso il futuro, con un rock fatto di chitarre distorte e derive elettroniche. Non è un caso. Il nome della band infatti si ispira alle radio nere delle anni ’50, espressione di un suono libero e aperto alle contaminazioni, soprattutto attingendo alle radici della musica nera: blues, soul, ritmi tribali, cantato popolare. I Nostri si definiscono espressione del «The Real Southern Sound» per la capacità di saper sfruttare ciò che hanno a disposizione, e così in mezzo alle tante chitarre caratterizzate da suoni e impronte diverse, compaiono i trilli del mandolino, le voci della gente, le percussioni disordinate, i rumori urbani della vita di ogni giorno. E’ infine la stessa formazione del gruppo a ribadire l’eterogeneità del sound: se infatti Peppe Scalia e Daniele Grasso, rispettivamente batteria e chitarra, ne costituiscono l’ossatura rock, Vanessa Pappalardo è la voce soul coniugata alla forza del dialetto e Andrea Soggiu la parte elettronica, con il suo synth e le sue linee di basso.

Santi diavuli e brava genti cattura attimi ed episodi della Sicilia, ma più in generale dell’intero Sud, e racconta le storie di uomini disillusi e piegati dalle difficoltà di ogni giorno, ma mai spezzati. Unni mi femmu, con la sua slide guitar, è un inno a favore dell’abbattimento delle frontiere e della migrazione per un futuro migliore, a cui segue il blues di Cammarera, invettiva contro chi crede che svolgere lavori umili non sia meritevole di rispetto. U diavulu invece, singolo ufficiale, con il suo ritmo energico e pungente racconta la tentazione di ognuno di tradire chi ci circonda pur di migliorare la propria situazione. La narrazione nel corso del disco cambia ambientazioni, ritmi, ma lascia sempre al centro di tutto la voce della gente e la quotidianità che la circonda: Santi in paradisu esprime il desiderio di ognuno di ricevere un aiuto “dall’alto”, ricordandoci tuttavia che gli unici fautori di un cambiamento, possiamo essere solo noi; il synth incalzante di A me strada parla della strada in salita, fatta di polvere e delusioni, con cui ogni giorno ci troviamo a combattere; A processioni da Madonna è una tambureggiante rappresentazione di un’immagine tipica del Sud, la processione paesana, cui aderiscono tutti nella speranza di una ricompensa per la loro devozione. Chiude le danze l’intima una To Mama che rivendica l’importanza dell’amore, motore capace di risollevarci dalle difficoltà e dallo sconforto.

Quelli menzionati sono solo alcuni degli episodi maggiormente degni di nota, ma nel complesso è l’intero disco a scorrere piacevolmente; il siciliano caldo e a tratti esotico cattura l’ascoltatore ed abbatte le distanze (oltre a farci pensare a un altro grande del blues virato in dialetto, ovvero Cesare Basile, seppur con le dovute differente di suono), il ritmo è vario e coinvolgente. I Niggaradio, con grande personalità, mostrano dunque la loro capacità di muoversi in modo intelligente tra passato e futuro, consolidandosi come una realtà fresca ed estremamente valida del panorama italiano.

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