Recensioni

7.1

Difficilmente questa estate ho trovato qualcosa di più catchy e luminoso del pezzone ballerino Spogliati, uscito a giugno e firmato Nicolò Carnesi. Quel brano, tre minuti e trentotto secondi, in tandem con Dario Brunori, è stato un unicum, con la funzione di antipasto accendifame: il ritorno della gioia invasiva del cantautore siciliano gridava ancora! salvo poi eclissarsi, con un balletto, per alcuni mesi. Oggi arriva un disco nuovo, il terzo per il cantautore siciliano, di cui quel brano non fa parte. Vorrei chiederne il perché direttamente a Carnesi ma preferisco iniziare con l’ascoltare Ho bisogno di dirti domani, e provare a capirlo da sola. A partire dall’idea che quel singolo fosse solo l’inizio di una storia che sentiva l’esigenza di raccontare, senza fretta, senza bruciare le tappe.

«Per la mia generazione l’ansia è diventata una condizione quasi normale, dovuta all’impossibilità di intravedere una prospettiva, proiettarsi in avanti nel tempo, collocarsi in un futuro percepibile. Il tempo è quanto di più prezioso abbiamo e, nello stesso momento, ciò che più ci manca». Per il cantautore palermitano questo nuovo lavoro sembra in grado di rappresentare «una promessa di tempo nei confronti degli altri e anche di sé stesso, la voglia e la necessità di avere una prospettiva, un futuro, ma anche un presente che abbia una sua dimensione autentica».

E così Il presente, tra beat disco e sospensioni acquatiche, fa da ponte strumentale verso la title track, che con un falsetto vellutato d’autotune, è un pop soffice e malinconico, tutto votato a una scuola siciliana che abbraccia tanto l’ultimo Colapesce quanto Dimartino. Non c’è mai sopraffazione nelle canzoni di Carnesi, come dimostra la ballad vintage pianistica di Turisti d’Appartamento, sospesa tra le vibrazioni positive di un sound moderno ma non contemporaneo. Amore Capitale conquista con quell’andamento dinoccolato e sonnolento di chi fa della sofferenza un’occasione per cambiare, perché «le parole in comune fanno ancora male», e quel pezzo, assieme a Sportiva – che ha tutti gli stilemi e le armonie battistiane più ritmate e sornione – riesce a imporsi come ottima vetta del disco. Con Un giorno di pesche il cantautore ribalta la cura di Battiato per richiedere di essere salvato «dagli occhi degli uomini, dai mari in tempesta, dalle piccole bugie, dall’amore senza senso», con tutta la grazia e la timidezza di chi crede sul serio nella forza risolutrice di un abbraccio. Accanto a un impianto più classico in cui la verità del siciliano colpisce l’immaginario, non manca un autotune che sa di nostalgia e bianco e nero, come quello che investe Il passato e gli stessi fiati (sax, trombone e tromba), un fiume armonico ed etereo che doppia il canto di Carnesi.

Ho Bisogno Di Dirti Domani è un viaggio che, oltre a confermare nuovamente il talento di Nicolò, dipinge in maniera intimista un mondo post-moderno, morbido e un po’ anarchico nella sua mancanza di sovrastrutture, capace di inaugurare una primavera di sprint cantautorale sincero e lontano dai soliti cliché, inanellando così una sfilza di riff accattivanti dal groove funky-disco di stampo sorrentiano, sempiterno e incapace di stancare.

Immerso in riflessioni critiche sul futuro e sulla dittatura dell’iper-connessione, Carnesi dipinge una felicità in cui la condivisione ricercata sembra ben lontana da quella delle piattaforme social, pur restandone vittima. Certo, arrendersi al presente sembra il modo peggiore per costruire il futuro, soprattutto se distruggiamo la particella segreta delle comunità, quel “co” che ci insegna a collaborare, la chiave magica per uscire dal buio. L’ottima fattura del cantautorato di Carnesi regala dieci tracce legate al concetto di tempo, la cui visione stilistica, compositiva e testuale conferma quel talento poliedrico e sottovalutato di un nostalgico vero, immerso nella sua nouvelle vague tutta siciliana.

Ho bisogno di dirti domani è una somma di piccole cose, per citare Fabi, che riesce a rischiarare con una luce nuova e continua, con quella temporalità circolare in cui tutto è già successo e dove tutto deve ancora accadere. Presente, passato e futuro sembrano incontrarsi e scontrarsi come anime al bar, come avventori di una solitudine in un un tempo che non esiste ma che ci vede tutti nudi, spogliati, delle paure, delle insicurezze. Finalmente.

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