Recensioni

Ok, di attrattive questo sesto lavoro da solista della bella canadese ne possiede a bizzeffe. A partire dall’autrice, ovvio, che in copertina appare più battagliera che mai, splendida quasi-quarantenne in posa da pin-up tarantiniana sul cofano di una ruggente Mercury Cougar anni settanta. Poi c’è una ragguardevole lista di ospiti-amici che elargiscono il loro essenziale contributo senza invadere la scena, membri di Calexico e Los Lobos, Giant Sand e – naturalmente – New Pornographers, l’ormai grande M. Ward ed il leggendario Garth Hudson. Come resistere poi al fascino di questa voce che riverbera miraggi fifties, languori country e iperboli psych con la grazia maliosa ed esoterica di una sirena posterizzata?
Però almeno altre due armi di seduzione si aggiungono in faretra, scombinandone il centro di gravità: l’impegno animalista/ambientalista su cui galleggiano le tracce suggerendo punti di vista particolari per la dimensione umana, e una netta maturazione della scrittura – del resto già accennata in Fox Confessor Brings The Flood – che smorza lo slancio vitalistico prediligendo scorci inquieti e palpitanti, con particolare attenzione agli “ambienti” sonori (vedi l’inafferrabile esotismo di Polar Nettles, le brume d’archi della titile track, il rag rurale – non lontano dalle nostalgie auree di Neil Young altezza Harvest Moon – di Don’t Forget Me, tra l’altro cover di Harry Nilsson). E la voce, quella voce, s’accoda, s’adegua, si presta al gioco con fiera postura, cova subbugli vellutati (in Magpie To The Morning, in Vengeance Is Sleeping) e assalti jingle a denti scoperti (il singolo People Got A Lotta Nerve), confrontandosi senza tema con retaggi Motown in Red Tide e con l’epica tra il franco e il retorico di Never Turn Your Back On Mother Earth (un pezzo del ’74 a firma Sparks).
Un album non eclatante ma intenso, battagliero, appassionato, senza cadute degne di rilievo. Ti amiamo come si può amare un tornado, Mrs Case.
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