Recensioni

Neffa è tornato a calcare le scene, dopo molti anni di assenza, portando il suo Universo Neffa all’Unipol Forum di Assago. Un concerto-evento pensato come un viaggio tra i diversi “pianeti” che compongono il suo mondo musicale: dal rap coi Sangue Misto e con i Messaggeri della Dopa, poi il tuffo nel soul, nel funk, nel pop e nella musica napoletana, fino a tornare al rap. Unico capitolo non celebrato: quello dei primi passi nel punk con i Negazione.
Un doppio ritorno, dunque: quello sul palco – organizzato come una festa in casa tra amici – e quello al rap, dopo quasi venticinque anni di silenzio “da mc”, sancito dalla pubblicazione di Canerandagio (Parte:1 & Parte:2). La platea dell’Unipol Forum – sold‑out – ha accolto un pubblico adulto, generazioni che lo hanno seguito e generazioni che su di lui hanno poggiato radici.

Neffa viene chiamato “maestro” da colleghi e fan – un appellativo che dice molto: non solo riconoscimento di carriera, ma anche depositario di un’eredità. Senza SxM, l’unico e irripetibile album dei Sangue Misto – che lo scorso anno ha celebrato i suoi trent’anni – molti degli ospiti, e in generale una parte fondamentale della scena rap italiana, non sarebbero esistiti. Insieme a Deda e DJ Gruff, Neffa ha scritto una grammatica inedita per l’hip hop italiano: scrittura, flow, suono, messaggio.
Ha però scelto di non fossilizzarsi: dopo l’età hip hop è arrivata la stagione della canzone con brani come La mia signorina (da Arrivi e ripartenze), che segna il passaggio verso soul, funk e pop. In quella scelta c’era la cifra del suo essere artista davvero libero: rifiutare di restare confinato in un’etichetta. E ora, a 58 anni, Neffa torna a rappare con un approccio laterale e old‑school, senza cavalcare logiche di mercato ma aprendo discografia e palco a molti protagonisti della scena mainstream.

La scaletta – lunga, senz’altro dispersiva, a tratti eccessiva – propone un compendio umano e stilistico con gli ospiti a dare il loro, chi meglio chi peggio. Ci sono gli storici Jake La Furia (Biancoenero), Kaos One (in Carcere a vita e Deidellolimpo), J‑Ax (Uno come me), Fabri Fibra (Hype e Foglie Morte), Giuliano Palma (Aspettando il sole), Guè + Joshua (Cuore a pezzi), e quelli che sono venuti dopo Franco126 (Bufera), Frah Quintale (Perdersi & ritorno), Mahmood (Lunarossa), IZI (Canerandagio), Coez (Inquinare e Aggio perzo ’o suonno), M¥SS KETA (Hype), Nayt (Domani), Ele A & Francesca Michielin (Tutte le stelle), Al Castellana (Stare al mondo), Lucariello (+ STE) (Argiento), Joan Thiele + Gemitaiz (Miraggio). La presenza di oltre venti nomi rende chiaro il carattere dello show: l’ospite non è solo contributo musicale, ma testimonianza dell’influenza di Neffa.
Lo show alterna momenti rap con DJ Double S e blocchi con una band di sette elementi. Le luci, i visual, la scenografia fanno da cornice a una serata di alta concentrazione di barre, beat e groove: dal rap d’impatto di Carcere a vita e Deidellolimpo al funk‑soul di Molto calmo, fino a divertenti fuori programma: prima di cantare La mia signorina, viene mostrato un video d’epoca in cui Marco Pannella regalò un panetto di hashish ad Alda D’Eusanio in diretta tv – una citazione che richiama un tempo e un mondo ora lontanissimi.

Il momento più significativo arriva sul finale: due brani fondamentali dei Sangue Misto – Cani sciolti e Lo straniero – arrivano quando ormai la speranza che ci fossero si stava esaurendo. Sono dedicati agli ex compagni: “Queste sono per i miei amici Deda e DJ Gruff”. Averli avuti sul palco avrebbe fatto una storia a parte. Ma non tutti i ritorni riescono a ricomporre interamente la storia: c’è sempre qualcosa che resta intraducibile nel presente.
Un concerto al quale bisognava assistere, fan o meno: uno spettacolo anche troppo generoso. Parlare di “evento corale” rischierebbe di essere fuorviante: Neffa, pur essendo il cuore della serata, ha condiviso il microfono con troppi ospiti, non tutti sempre all’altezza. Lo hanno chiamato “maestro”, accolto come una leggenda. La festa era chiaramente per lui, ma come più d’uno ha notato, è un abito che non sempre vestiva l’indole schiva e laterale del canesciolto, un artista che ha passato una vita a reinventarsi, con scelte coraggiose e controcorrente, anche poco appetibili al grande pubblico. Tornato alle origini, i conti con il tempo passato sono inevitabili a partire da quelli con un “game” che non è il suo, pur tentando di fondere passato e presente, vecchie glorie e protagonisti della scena contemporanea. Un concerto-evento da legacy act con il suo protagonista che non l’ha accettato fin in fondo (e mai lo farà).
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