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Vibrante, avvolgente, ipnotico. Ai ragazzi neri delle periferie di Durban in Sudafrica basta un laptop con Fruityloops, anche malridotto, per creare un tipo di musica elettronica da suonare per strada e da passare negli stereo delle auto dei tassisti. Dal Sudafrica il genere gqom, parola che nella lingua zulu significa «tamburo», si è diffuso prima negli ambienti underground di Londra, sempre attiva nella ricezione di stimoli creativi da diverse culture, poi in tutto il circuito musicale internazionale. Il merito è di Nan Kolè, alias Francesco Cucchi, dj e produttore con un passato nella scena rave romana dei 90s, che, navigando su Internet, è rimasto affascinato dai ritmi e dai movimenti travolgenti di questa musica. Tanto da fondare, nel 2015, la label Gqom Oh e pubblicare, lo scorso anno, la compilation The Sound of Durban vol.1, una vera e propria antologia di 15 tracce per scoprire, dalla viva produzione dei collettivi sudafricani, il fascino di un genere che ibrida house tribale, kwaito e techno. La compilation ha catturato i favori di icone della sperimentazione elettronica made in UK come Kode 9 e i pareri positivi di riviste specializzate (Fact, Pitchfork, The Wire, Mixmag) e circuiti radio e streaming come Rinse Fm e Boiler Room. Il successo in ambito europeo è così certificato. Dopo un viaggio a Durban, il dj romano ha realizzato, insieme alla crew Crudo Volta, il documentario Woza Taxik, intervistando e radunando gli esponenti del gqom locali.
Nell’ultimo periodo Nan Kolè ha tolto i panni di selector e divulgatore per indossare quelli di producer. Nasce così questo Malumz, pubblicato da Black Acre, termine, equivalente in italiano di «zio», con cui – si legge in press release – i ragazzi sudafricani si rivolgono amichevolmente a Cucchi. L’EP è composto da quattro tracce di cui una scritta interamente da Kolè, un tributo alla label Gqom OH! e due remix. In Bayefal Nan Kolè offre una riproposizione delle tipiche caratteristiche del genere (ritmo asimmetrico e ossessivo, snare in picchiata, voci afro, percussioni intense) con un taglio più vivace e solare, vicino alla palette dello Uk funky o della house tribale, rispetto alle atmosfere ipnotiche catturate dalla compilation della sua label. La title track, invece, ci offre il lato più sporco e rude del gqom: non varia, rispetto alla prima traccia, la struttura ritmica, ma synth e pad perdono colori, suonando estatici e grigi come nella techno. Il droning di Citizen Boy e l’incedere quasi industrial di Formation Boyz nei due remix di Malumz aumentano il grado di rigidità e spirito aggressivo del lavoro. Un 12” che ci mostra un primo avvicinamento del producer romano alla produzione di un genere che ha contribuito a far conoscere. A giudicare da Bayefal, su cui ha posto interamente la firma, l’apporto di Cucchi si ravvisa nell’aver scelto l’ala più funkeggiante del gqom donando colori e calore al ritmo frenetico in uno «spirito carnevalesco». Impossibile stare fermi.
Dalla prospettiva culturale, la prima uscita gqom di Nan Kolè potrebbe aprire la strada ad una serie di incontri tra produttori di elettronica europei e collettivi sudafricani. Abbiamo già visto in un altro articolo come negli studi inglesi, ma non solo, aumenti l’interesse per ritmi e sonorità africane, tropicali e sudamericane. Nel caso del gqom, il lavoro di Cucchi, da divulgatore e ora produttore, può contribuire ad un ulteriore percorso di stimolante contaminazione.
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