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6.5

Provate ad immaginare l’operosità quotidiana di sbieco all’occhio di un bambino di 10 anni, provate ad immergervi in questa dimensione. Vi verrà da sorridere, due secondi dopo vi vergognerete di averlo fatto. È l’effetto che si ha quasi sempre quando si ascolta Musica per bambini.

Lavori e mestieri veri e irreali, incastonati in una neo-scienza della fantasia come l’avrebbe intesa Munari o Rodari, sono i temi di Capolavoro! nuovo concept del piacentino Manuel Bongiorni. Si badi che l’occhio suddetto è una finzione bella e buona, ma come ogni finzione ha il pregio di sprigionare tanti significati mediante la logica delle combinazioni aggiornata all’oggi. In Capolavoro! si addensano miriadi di segni, concetti, espressioni rotte da rumori, pedinamenti sonici, comicità bellezza, ornamenti buggeranti e muri disarcionati da strumentologia, chitarre e spasmi elettronici. Un intruglio radicale, se ascoltato facendo nel frattempo dell’altro in cucina, e invece una galassia rubiconda se ascoltata con tolleranza e desiderio di pazienza.

Alcuni brani-lavori sono piccoli villaggi sintetizzati in pochi minuti, tanta energia, zero filtri e alcuni passi. Passo da teatro di burattini robot (Supplente per sempre), passo da fiaba (L’accalappia topi, Il Nipote elettronico), e fiaba – o meta-fiaba – in Italia significa Elio e le storie tese o Caparezza, passo farsesco (Il mille mani, L’idraulico aulico), passo elettro-pop e video games (Trombettiero, Arbitro), passo grind/thrash (Dottore) che è un tratto distintivo, anche se qui con qualche riff in meno rispetto al passato, passo glam (L’addestratore di Luigi) tra i più interessanti e motivanti.

Ed oltre ai mondi che rapidamente gemmano come piante, c’è in fieri un imperfetto incastro concettuale che rende Capolavoro! se non proprio un capolavoro, l’opera più fruibile, rispetto al passato, e più gioiosamente operante nel reale che Musica per bambini abbia mai prodotto. Col tempo quella puerilità viene un po’ meno, come viene meno la finzione dietro cui si maschera il viso di Bongiorni, cattivo e recitante allo stesso tempo. Ma è un mezzo, non un fine.

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