Recensioni

6.3

C’è qualcosa di irrisolto, nella poetica di Monica P, che va al di là di un disco – e di uno stile, in generale – capace di lavorare molto bene sulle suggestioni e sui colori. E’ un po’ un cane che si morde la coda, con la musicista che accelera sul versante della costruzione di un’immaginario formale ricercato, per poi affidarsi in toto a questo input senza tuttavia venirne mai a capo con contenuti altrettanto personali. Tuttobrucia, secondo disco dopo l’A volte capita del 2010, è al pari del suo predecessore un crocicchio di rimandi P.J.Harveyani, capsule temporali alternative rock anni Novanta (italiano e non), cantautorato, melodia. Diversamente da quel disco, vira anche verso certe chitarre da frontiera e blues che i fan dei Sacri Cuori non faticheranno a riconoscere, se è vero che Gramentieri e soci (assieme a Franco Naddei/Francobeat, Hugo Race, Giovanni Ferrario, Vicki Brown e JD Foster) offrono alla titolare del progetto la propria scienza, chi in fase di produzione artistica, chi come semplice turnista.

Il risultato sono brani come Io sono qui, Nuda nel buio, Come un cane o la title track, ovvero parentesi musicali che promettono moltissimo dal punto di vista degli arrangiamenti e delle fascinazioni (talvolta davvero sorprendenti), senza mantenere quanto ci si aspetterebbe quando si tratta di “stringere”. Se l’impalpabilità che si coglie nei testi e nelle melodie sia voluta o meno, potrebbe essere oggetto di discussione, assodato che certe dichiarazioni della diretta interessata reperibili in rete (da ilsussidiario.net: “quando ho cominciato a scrivere questo disco non sapevo ancora esattamente in che direzione stessi andando, ma avevo ben chiari in testa alcuni suoni e stili, sapevo che avrei desiderato un disco più “intimo” e minimale sotto certi aspetti. La fortuna è stata quindi anche l’essermi potuta circondare di  musicisti sensibili, capaci di rispettare la natura delle canzoni”) sembrerebbero confermare quanto si è supposto finora.

Detto questo, c’è margine per migliorare e l’impressione è che Monica P possa rendere molto di più. Resta il fatto che, per ora, non riusciamo a farci coinvolgere più di tanto da uno stile godibile, generalmente curato, ma che manca forse di concretezza.

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