Recensioni

7.1

Selvatici, diretti, catchy ed essenziali, i Miss Chain & The Broken Heels tornano con The Dawn, a quasi tre anni di distanza dal debut album On a Bittersweet Ride e dopo il 7″ del 2012 Rainbow.

Undici tracce garage rock di ispirazione country e rhythm’n’blues che, fin dalle prime note dell’overture The Dawn Is Me, riportano con disinvoltura agli Stones più Sixties, senza dimenticare il sound spinto dei ’70 a cavallo tra i Jam e gli Undertones di Teenage Kicks. E per quanto qua e là spuntino echi Strokes (Don’t Look Back, Little Boy) e reminescenze kinksiane vicine ai primi Coral (Let Us Shine), non viene mai meno quell’ispirazione country-rock di matrice americana fatta di ballate sotto anfetamina alla Johnny Cash (Calcutta, Quack), che costituisce di fatto il leitmotiv di tutto il disco.

In definitiva, The Dawn sancisce un importante passo avanti per una band che, fin dall’esordio, è riuscita a catturare l’attenzione di pubblico e critica anche oltre i nostri confini (sono attesi in tour tra Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone). La voce di Astrid Dante è oggi più profonda, matura, quasi sfrontata nella sua sicurezza, vicina a tratti alla Debbie Harry di Parallel Lines. Notevole anche una produzione di Pierluigi Ballarin (The R’s) che riesce nel difficile intento di trasportare su supporto fisico tutta l’energia, la polvere e il sudore di una musica che merita di essere assaporata soprattutto dal vivo e che regge sulla distanza in un disco maiuscolo. Un lavoro, quest’ultimo, che non sfigura di fronte ai suoi – evidenti – numi tutelari e che ci consegna una band con una personalità e un carisma rari in questi anni di revival anemico e da aperitivo.

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