Recensioni

Attivo già da un paio d’anni, nel 2014 Metrist definisce in maniera univoca il suo concetto di techno. Nella musica del produttore di Cambridge, pensata quasi esclusivamente per la pista, convergono i ricordi drum’n’bass degli ascolti giovanili e le inflessioni più abrasive dei magisteri detroitiani.

Doorman In Formant è uno sfregio in overdrive, sono schegge rave che si piantano sulle drum machine spezzate (Third Law, Leviathanks) e sulla cassa dritta (Lofstrom). Una produzione scarna, diretta, essenziale. C’è Detroit, dicevamo, non tanto a livello stilistico, quanto piuttosto a livello ideale: la rivincita dell’uomo sulla macchina. Abbiamo chiesto a Metrist da dove venisse la sua musica, che cosa ci fosse dietro, e ci ha risposto: “rappresento la reazione techno alla recessione economica”. In questo senso, quindi, si svela l’immagine elettronica di un post-industrialismo umanizzato, di un mondo ideale dove il rapporto di forza braccia-computer è finalmente invertito (6.5/10).

The People Without, rilasciato da Resin – neonata etichetta londinese, già indirizzata verso territori molto simili a quelli segnati da questi lavori – è l’effettivo compimento delle intenzioni delineate con il disco precedente. Le ritmiche break, ancora sporcate dalla polvere, ancora tagliate dai sintetizzatori distorti, restituiscono tre tracce (Letch, Symphony For The Palpitation, Cowlick) che sono take allo stesso tempo più maturi e più autentici rispetto ai numeri di Doorman In Formant. Poi, in chiusura, le kickdrum a battito regolare di Stanza For The Weak, corsa galoppante sotto una pioggia di scaglie sintetiche, infinito rettilineo techno verso l’utopia dell’emancipazione dalla catena di montaggio (7.0/10).

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