Recensioni
Melorman
Anton Kubikov
For the Sun
Waitness
-
Nicolò Arpinati
- 31 Dicembre 2020


Complice la pandemia e tutto il tempo trascorso nella solitudine delle nostre mura, il 2020 è stato l’anno in cui la musica ambient ha riacquisto una valenza indiscutibile, quasi terapeutica: ne sono testimonianza le numerose uscite e le incursioni nel genere di artisti usualmente avvezzi ad altre sonorità. Tra i tanti che invece si sono sempre mossi su coordinate ambientali (ed elettroniche) e in questo 2020 si sono ulteriormente distinti per la qualità del proprio lavoro, troviamo anche il greco Melorman (all’anagrafe Antonis Haniotakis) e il russo Anton Kubikov.
Il primo ha pubblicato nei primi giorni di giugno il sesto album di una carriera avviata nell’ormai lontano 2007: composto da sei tracce per un minutaggio totale di quasi quaranta minuti, For the Sun è un’opera profondamente emozionale, caratterizzata da una ricerca sonora sempre orientata a toni caldi, atmosfere oniriche e suggestioni mediterranee (come suggerito anche dall’evocativa immagine di copertina, dove un gigantesco edificio popolare pare ergersi direttamente sulla sabbia di una spiaggia, similmente a quanto accade nel finale di Inception). Tra i brani, tutti pregevoli e super accoglienti, spiccano particolarmente il ricco e ritmicamente sostenuto crescendo della cavalcata idm Love Is Growing, le tinte (inevitabilmente) crepuscolari di Night Falls e il beat jazzato dell’eterea Travelling. (6.8)
Anche Waitness di Anton Kubikov accoglie l’ascoltatore con soluzioni soniche simili quelle di Melorman (è il caso della liquida traccia d’apertura, Early Springs), ma si rivela poi un disco più sfaccettato e complesso. Il producer russo (che in questo caso si autoproduce, ma in passato ha pubblicato anche per etichette assai note come Kompakt e l’islandese Æ Recordings) sa, infatti, alternare con grande maestria minimaliste inflessioni dub ed episodi più avanguardisti. Nelle dieci tracce di Waitness si viaggia dunque tra ricordi del miglior e più impalpabile Andy Stott (Piano May) e di altri visionari architetti techno-dub (Farben Dub, …) e riusciti omaggi a maestri dronici come Rafael Antonio Irisarri (Far Limits) e Biosphere (Light of Time). L’importanza e la varietà dei nomi citati non devono però suggerire una poca personalità per Kubikov: l’artista di stanza a Berlino è infatti tutt’altro che un pedissequo emulo, bensì un validissimo e originale (sentire per credere lo sperimentale e avvolgente ambient-noise della lunga Prominences) creatore di paesaggi sonici davvero suggestivi. (7.3)
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