Recensioni

Coadiuvato dal musicista M.D.T. (aka Museo Della Tortura), stavolta Bianchi abbandona le concessioni acustiche di Antarctic Mosaic e M.I. Nheem
Alysm (dove un pianoforte verticale martellava per 10 minuti una
pastoia claustrofobica) per riprendere il discorso sonoro di opere storiche come Symphony For A Genocide (sfiorata nel titolo) e Regel.
Se la partenza (Departure) si allinea con le orde elettroniche
dell’ex-allievo Merzbow, in pezzi come Return o Arrival la distorsione è incanalata in scarni senryu di un mondo
metallico e rassegnato all’alienazione, dove le macchine sembrano uscirne
trionfanti lasciandoci una litania per voce concreta dell’ultimo uomo sulla
terra.
Genologic Technocide introduce un dinamismo
inusitato per il nostro, un saliscendi di tensione che prende le fila da un rock
primorde e strumentale (evocato sin dalla copertina, quasi figurativa). Senza
volontà alcuna di stupire l’ascoltatore l’artista impartisce una nuova lezione
rendendo informale e inadatto a descrivere la realtà collettiva ogni tentativo
di contaminazione melodica, ogni immagine sullo schermo. Arbeit è
cerimonia liturgica agghiacciante e lontana: il rumore la sovrasta eppure non è
in grado di annullarla. Si tratta però di rovistare tra le macerie.
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