Recensioni

Otto tracce che fluiscono in realtà in un unico filo di luce sospeso tra la veglia e il sonno. Più prosaicamente, la decadenza omaggiata da Bianchi in questa nuova prova in proprio (“Dedicated to my own terminal decadentism” recita una nota nel retro copertina), consta di una serie di sali-e-scendi pianistici con il pedale della risonanza pigiato dalla prima all’ultima nota.
Ne consegue una semplificazione di certi tour de force minimalisti (su tutti The Harp Of New Albion di Terry Riley) capaci di tratteggiare con la vibrazione di un suono collettivo lo stupore della propria stessa creazione, omaggio all’atto creativo per eccellenza, l’atto del nascere. Qui Bianchi torna alle investigazioni ambient della trilogia Colori/First Day Last Day/Dates ma in formato acustico, operazione comunque già testata in M.I.Nheem Alysm.
La risultante, dilatata nell’arco di 71 minuti, suonerà pretenziosa per molti e preziosa per alcuni, quegli stessi ‘alcuni’ che sanno addolcire la gravità di una pessima giornata ascoltando un cinguettio provenire da chissà dove.
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