Recensioni
Matmos
The Consuming Flame: Open Exercises in Group Form
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Alessandro Pogliani
- 23 Agosto 2020

Dopo ventisei anni passati a cavar suoni da maglie di latex, cubetti di ghiaccio, bisturi laser, pelli di coniglio, lavatrici, protesi mammarie in silicone, ecc. ecc. cosa c’è di meglio per M.C. Schmidt e Drew Daniel se non assemblare cervelli? Per il torrenziale (tre ore, tre CD) nuovo progetto la coppia “concretista concettuale” americana ha utilizzato novantanove contributi sonori frutto di altrettanti processi neuronali, raccolti dopo aver lanciato novantanove inviti a collaborare (pescando, tra amici e conoscenti ma anche tra perfetti sconosciuti, musicisti, non-musicisti, performers: antenne riceventi/carte assorbenti/sinapsi di un sistema nervoso grande come il mondo) e lasciando libertà quasi assoluta (unica regola: se c’è ritmo, che sia a 99 bpm): contributi reali (raccolti telematicamente e non telepaticamente), ognuno con un suo distinto sistema di riferimento (dall’elettronica più oltranzista all’easy listening più cheesy, passando per il kraut, l’electro, il country, la psichedelia, tra spoken sintetici e field recordings, e chi ne ha più ne metta), ognuno realizzato senza rapporto con gli altri, ma che prende forma e senso se cucito insieme agli altri in una lunghissima sciarpa patchwork astrattamente concrète, multicolore, multimaterica e multilivello.
Come sempre nelle produzioni firmate Matmos, anche per questi “esercizi aperti in forma di gruppo” il processo è importante tanto quanto il (molti direbbero “più del”) risultato: prova ne è la rilevanza data, tra i materiali paratestuali, al diagramma con i tutti i nomi minuto per minuto (un poster 60 x 90 allegato ai CD), così che l’ascoltatore ossessivo-compulsivo possa seguire con il dito la partitura di teste coinvolte (“ah, ecco il contributo degli Yo La Tengo! Ora arrivano i Mouse On Mars… Adesso c’è Oneohtrix Point Never…”), tenuto anche conto che nella stragrande maggioranza dei casi i singoli contributi rimarrebbero altrimenti assolutamente irriconoscibili. Il consiglio è comunque quello di non consultare la cartina e di godersi liberamente il percorso che Schmidt, tra i due il principale ideatore del progetto, ha descritto come “un viaggio su un treno in un parco divertimenti”: viaggio impervio, visto l’impegno necessario per affrontare senza tanti appigli tre ore di sollecitazioni uditive così difformi e complesse, ma di per sé non punitivo né monolitico, organizzato com’è con qualche fermata disponibile durante il tragitto per prendere eventualmente fiato (pur pensato per essere fruito nella sua interezza, il lavoro è comunque suddiviso in tre grandi capitoli e 44 tracks).
Malgrado le ambizioni da opera totale, The Consuming Flame è persino consumabile anche a spizzichi e bocconi: la complessità del lavoro è tale che ce n’è davvero per tutti (e per nessuno). Morale: il gioco di coinvolgere la rete e raccogliere tutti gli stimoli creativi ricevuti, accostarli, sovrapporli, incastonarli e inanellarli in un im/personale flusso di in/coscienza guidato da un viscerale e rabdomantico centesimo senso, affascina e conquista. Tassello dopo tassello, la premiata ditta di musicisti/mosaicisti Schmidt & Daniel ha cesellato un artefatto massimalista e larger than life, autoriferito e autoindulgente, impossibile da riassumere ma assolutamente da consigliare.
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