Recensioni

7

Supernova nel 2015 aveva dato un assaggio delle potenzialità del trio, Abyss è sia la conferma sia il superamento delle buone impressioni offerte in precedenza. Il trio torinese Materianera, che unisce la voce black-soul di Yendri Fiorentino alle tastiere di Davide Cuccu e alla produzione elettronica di Alain Diamond, arriva tre anni dopo l’EP d’esordio con un album di debutto che osa maggiormente in quanto a personalità e ricerca. La via seguita è sempre quella del pop elettronico contemporaneo, influenzato tanto dal neo-soul di scuola James Blake quanto dall’r’nb sintetizzato.

L’abisso è il concept dell’album, metafora per parlare «di spiritualità – si legge in press release – e delle numerose difficoltà che le famiglie si trovano ad affrontare quotidianamente, come la maternità in giovane età e l’abbandono della famiglia da parte dei padri, che purtroppo sono saldamente radicate nella cultura centro-americana». Temi cari alla vocalist Yendri, di origine dominicana, che ha pensato ai testi dopo un viaggio nella sua terra natale. Ma non è soltanto la sua voce, di sicuro fascino e a suo agio sia nelle delicatezze r’n’b (Father) che negli episodi più acuti (#Songtwo), a guidare la narrazione complessiva del disco.

A differenza di altri lavori italiani che hanno sposato con troppa maniera e aderenza ai modelli la causa di una palette sonora di tendenza, Abyss riesce a spiccare grazie a episodi più tesi e slanciati. Emerge un avvincente connubio tra tensione e calore dai beat in progressione e dagli acuti abissali della cantante in Acqua Waves, dai synth organici su ritmo quadrato di Mr. Medicine, dagli arpeggi spaziali della ben riuscita Space, dal techno-pop in picchiata di Darkest Abyss.

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