Recensioni

7.2

Il ritorno al disco dopo 8 anni vede il DJ napoletano alle prese con un tribalismo denso di bassi e con una techno che si scosta dalle sue produzioni più dritte di qualche tempo fa per incunearsi in una deep da suonare a volume altissimo. Avvolgente, pensato ovviamente per il club (magari ibizenco, dato che il nostro suona da anni nell’isola, selezionando e mixando all’Amnesia), il disco si presenta come un mix continuo e senza tante sbavature, come è ovvio che sia, dato che è stampato sulla minus di Richie Hawtin. Bassi da panico, camere blindatissime, ossessività condita con un savoir faire che in coda senti avere il DNA mediterraneo.

Senza tagli nordici, il suono di Marco è una visione calda e pompante, mai barocca, un cono di luce strobo che non finisce di pompare casse, rullanti, shaker e tutte le altre diavolerie ritmiche obbligatorie per approdare in pista. Nessun vocalismo, se non per qualche cut qui e là: il monolite che ci offre il ragazzo è un prendere o lasciare. A dispetto di tutto quello che sta succedendo nell’house, sempre più virata verso la coolness, qui si parla un dialetto antico, fatto di spostamenti lievissimi dal quattro, tagli trasversali applicati sulla pelle, tatuaggi indelebili per serate al fulmicotone che starebbero bene nei set di Plastikman, Loco Dice o Ricardo Villalobos, sezioni mutanti in loop definitivi.

Con questa bombetta Carola mette in discussione tutto un mondo che si specchia su se stesso e torna a parlare di realness, cose che senti nei DJ set di Tania Vulcano, Onur Ozer e pochi altri intriganti nomi provenienti dalla comunità balearica. Deeppissimo nelle soluzioni, magmatico nello stile, senza equivoci di sorta sul risultato: una tavolozza spalmata sui denti e sulla pancia tutta da ballare, ovviamente col sorriso. Coniugare l’anima squadrata della mitteleuropa con il sanguigno balearico non è da tutti. Marco ce la fa alla grande. Seguitelo e alzate il volume.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette