Recensioni

TOP

Il racconto di Marco Bellocchio comincia la sera del 3 febbraio 2009 con l’arrivo di un’ambulanza presso la clinica La quiete di Udine, sotto una pioggia battente. La storia di Eluana Englaro, che giace in quell’ambulanza, entra in questo modo, attraverso le immagini di Sky, nella casa del Senatore Uliano Beffardi, Toni Servillo, mentre lui è richiamato dal suo partito a Roma per votare su di lei e sulla scelta fatta da suo padre. Servillo ha una figlia, Maria, Alba Rohrwacher, che non condivide le scelte del padre: fa parte di un movimento pro vitae sta partendo per Udine per dimostrare la sua vicinanza a Eluana. C’è però dell’altro molto doloroso tra i due, una moglie/madre che non c’è più e che col suo andarsene ha separato padre e figlia. Roberto e Pipino, Michele Riondino e Fabrizio Falco – premio all’esordiente Falco per questo film e per E’ stato il figlio di Daniele Ciprì- sono due fratelli che stanno andando a Udine per lo stesso motivo di Maria, dimostrare il loro sostegno a Eluana, ma dalla parte opposta rispetto alla figlia del senatore. I due sono attivisti di un movimento per la libertà di scelta.

In un ospedale romano il Dottor Pallido e Rossa, Pier Giorgio Bellocchio e Maya Sansa, si scontrano e poi legano. Lui è un dottore del pronto soccorso e lei una tossicodipendente che vuole farla finita. Sempre nella capitale vive come una reclusa Isabelle Huppert, una famosa attrice di teatro, ormai esclusivamente dedicata alla figlia in stato vegetativo. Ha un marito che la ama molto, Gian Marco Tognazzi, ma soprattutto ha un figlio, Brenno Placido, che vuole intraprendere la sua strada e ricevere da lei suggerimenti e incoraggiamenti. La donna, però, ha un solo oggetto d’amore ormai. Gli equilibri dei quattro gruppi di persone raccontati sono fragili e la loro ricerca molto dolorosa. Tutti traggono dalla vicenda di Eluana maggior coraggio per muovere e portare avanti le loro posizioni. Giuste o sbagliate che sembrino a chi guarda il film.

Già, perché questo non è un film su Eluana Englaro bensì sull’amore.La presenza di Eluana è avocata e messa in scena solo attraverso le immagini dei telegiornali Sky del febbraio 2009. Nessun’attrice interpreta Eluana, non si vede la sua morte se non come l’hanno raccontata le reazioni dei politici italiani ai media che rimandavano la notizia. Marco Bellocchio muove da una sceneggiatura ben scritta da lui stesso con Veronica Raimo e Stefano Rulli, e confeziona un film che dovrebbe essere stato accolto con molto più interesse e attenzione da parte dei media e del pubblico. Mostrarlo nelle scuole durante i corsi di Educazione Civica e trasmetterlo in televisione senza paure o orari da coprifuoco sarebbero le prove di vivere in un Paese civile. Invece al film è spettato lo stesso destino riservato alla vicenda di Eluana appena dopo la sua morte: essere stigmatizzata e messa da parte. Se il parallelismo con la protagonista di questa storia di ferma qui perché nel suo caso il silenzio calato è la somma del rispetto dovutole e dell’impreparazione degli uomini politici di questo paese – nel film Roberto Herlitzka dice che l’Italia non si può governare senza Vaticano a favore e che i politici sono dei depressi –  il film è segnato esclusivamente dalla pochezza degli interlocutori politici e di chi nei giorni del febbraio 2009 non poteva non urlare la propria opinione attraverso la tv. Un film come questo richiedeva maggiori attenzioni, aiuto a capire, a mostrare, a spiegarsi.

L’operazione di Marco Bellocchio è superiore a tutto questo e finché il film non sarà conosciuto se ne avrà un’idea sbagliata. Il film si libera da ogni sterile polemica e prende come tema il valore più assoluto possibile del concetto di Amore. C’è amore per Eluana da parte di Maria e Roberto, anche se il loro dimostrarlo è di segno opposto. L’amore tra i due aiuterà la ragazza a capire suo padre da lei colpevolizzato per la morte della madre. C’è amore per Eluana da parte del senatore Beffardi ma il suo ruolo e la corrente di appartenenza gli impediscono di agire come sente più giusto nella sua coscienza, così come fece quando c’era sua moglie su quel letto. Decide allora di dimettersi e non votare la mozione. C’è amore per Eluana nel Dott. Pallido che salva la vita a Rossa sebbene gli altri medici l’abbiano già condannata a morte perché le sue tendenze suicide e la tossicodipendenza sono, a loro parere, un destino certo. Insiste lui con lei e il finale è tra le scene più belle viste al Lido di Venezia, quest’anno. C’è amore per Eluana nella grande attrice che vive reietta il suo dramma duplicato tra la televisione e la stanza da letto della figlia. La notizia della morte di Eluana le rende ancora più forte nei suoi intenti. L’opinione di Marco Bellocchio passa in secondo piano: il commento, il suo parere, la sua visione etica e politica della questione non esclude nessuna delle voci portate dai suoi personaggi al coro complessivo del film. Non c’è condanna alcuna qui, per nessuno e per nessuna posizione. Non ci sono tantomeno promozioni o incoraggiamenti per chi dice altro. La scelta del regista è di parlare d’amore come guida delle idee: come faro da seguire e silenzio urlato nel quale rifugiarsi di fronte a storie come quelle di Eluana.

Tra varie citazioni del suo cinema, molti dei personaggi qui raccontati sembrano muovere da altri film del regista, Bellocchio racconta una storia della quale ha sentito il bisogno da subito, dal febbraio 2009. Per il coraggio mostrato in un’Italia come questa, dovremmo essergli sempre riconoscenti e domandarci perché non ci siano tanti altri film a raccontare questa storia, magari con opinioni di senso completamente opposto. Con il tempo, tra le conversazioni di Beppino Englaro, la storia si è librata dalla mente del regista ed è divenuta questo film. Imperfetto e inevitabilmente più di pancia che di testa, racconta l’Italia: la pochezza di chi parla ai molti senza sapere che cosa sta dicendo e l’enormità di chi ama in silenzio. Comunque.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette