Recensioni
Maisie
2013-2021 Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino. Cronaca di un viaggio troppo allucinante...
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Fabrizio Zampighi
- 2 Febbraio 2022

I Maisie non arriveranno forse ad eguagliare il Guinnes dei Primati per l’album con la tracklist più lunga al mondo, ma nel nuovo e pantagruelico disco 2013-2021 Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino. Cronaca di un viaggio troppo allucinante dalla tenebra della barbarie alla luce troppo meravigliosa della civiltà collezionano ben 62 brani (alcuni, brevi strumentali) che non fanno prigionieri, in un momento storico in cui la fruizione musicale prevede invece tempi da eiaculatio precox. Del resto il collettivo che fa capo ad Alberto Scotti e Cinzia La Fauci è più o meno da quando è nato – la prima testimonianza discografica risale al 1994 – una piacevole cellula impazzita ma tutt’altro che sprovveduta della discografia indipendente autoctona, e ogni suo lavoro rappresenta un piccolo evento che va ben oltre la contingenza, gli standard stilistici più ovvi e i formati più ortodossi legati alla fruizione musicale. Lo sottolineavamo ai tempi del precedente ed ottimo Maledette Rockstar e lo confermiamo anche oggi con questo concept album amaramente ironico e decisamente attuale per le tematiche trattate.
Il Luigi Rocca del titolo, infatti, altri non è che l’uomo comune, l’italiano medio che potremmo incontrare per strada, al bar, sui social o su YouTube, impegnato nei giorni feriali a discutere e a schierarsi su qualsiasi argomento sia d’attualità, e alla domenica pronto a recitare la parte dell’allenatore di pallone davanti alla televisione. Una visione terribilmente realistica e se vogliamo anche pasoliniana di quello che siamo diventati, che ha per oggetto una classe media imbruttitasi sotto la spinta dei peggiori populismi e di un consumismo sempre più capillare e invasivo. Lo stesso Scotti ce lo ricordava nell’intervista che facemmo alla band ai tempi di Maledette Rockstar: «Io sono cresciuto con l’idea che al mondo ci fosse una certa percentuale di stronzi, una certa percentuale di persone geniali e poi tanta “brava gente”. Per “brava gente” intendo quelle persone normali, magari “semplici”, senza una cultura particolarmente elevata ma comunque con valori solidi di solidarietà, amicizia, rispetto. La brava gente che incontravi, ci parlavi un po’ di calcio, un po’ di cibo e poi: “come sta tua moglie?” e cose così. Oggi ti trovi davanti a soggetti ringhianti, che delirano di pulizie etniche mentre postano foto di cuccioli su agghiaccianti sfondi con rose e arcobaleni».
In questa chiave vanno dunque interpretati titoli drammatici e al tempo stesso assurdi come Io dico sì alla pena di morte!, Se uno ha davvero voglia di lavorare, Io dico no a pagare le tasse per mantenere gli stranieri!, 368 bocche negre in meno e via dicendo. Slogan rubati a post o commenti pubblicati su Facebook, o magari a dialoghi del mondo reale ascoltati di persona da Scotti e La Fauci, e restituiti in chiave sarcastica e surreale nel disco. Riflessioni in cui anche l’errore lessicale messo volutamente in evidenza diventa parte integrante della carta di identità di un provincialismo figlio dei più vergognosi istinti politici e sociali. E così, per Luigi La Rocca la musica diventa solo un passatempo inutile se non genera denaro o riprova sociale («Può dire che è cantante / uno che viene pagato per fare il cantante / può dire che è cantante / uno che la gente compra i suoi dischi / va a vedere i suoi concerti / va in televisione», si ascolta in Mio fratello Andrea), gli extracomunitari sono il nemico pubblico numero uno («Ecco perché in America / giustamente è nato il Ku Klux Klan / la gente non ne poteva più / di avere le donne stuprate dai neri / e ora loro sono tutti qua», recita Neri) finché non si trasformano in una forza lavoro da sfruttare (Sugli stranieri sto cambiando completamente idea), la sanità pubblica rimane un fardello di cui liberarsi (Questa emergenza Coronavirus), internet è una fonte di verità assolute da assorbire in maniera acritica (Io dico no alla televisione!) e la pena di morte, in certi casi, è giusta e sacrosanta («Pena di morte / Urliamolo nelle strade / Pena di morte / Urliamolo al pub e in pizzeria / Pena di morte / Scriviamolo sul web», si ascolta nella già citata Io dico sì alla pena di morte!).
Più che un disco, uno stream of consciousness in forma di diario, ma inarrestabile anche dal punto di vista musicale. Tanto che ci pare francamente impossibile sintetizzare in questa sede tutti gli stili che 2013-2021 Dal diario di Luigi La Rocca, cittadino… mette in fila: solo per citare il materiale del primo CD, si va dall’Africa di Io dico no alla violenza contro gli animali! al post-funk-punk di Il sistema è corrotto marcio e fa schifo al cazzo!, dal folk di Io dico no alla televisione! al prog di Per me la patria è la cosa più grandiosa e meravigliosa di tutte! Il valore numero uno!, dal trip-hop-blues di Neri a una Evviva la Cina evviva i cinesi! a metà strada tra Wendy Carlos e un canto di montagna, dal rock di Un comunista su Facebook all’elettronica/contemporanea di Mio fratello Andrea si è ammazzato. Ed è proprio il contraltare musicale serio, puntuale, creativo e tecnicamente ineccepibile che accompagna i brani la variabile che permette ai Maisie di affibbiare la giusta patente di autorevolezza a materiale testuale evidentemente e volutamente sopra le righe. Difficile trovare oggi un tale compendio di creatività visionaria e coraggio nelle produzioni musicali che ci capitano sotto mano, e già questo gioca a favore di un album con alle spalle una gestazione lunghissima (era già stato in parte completato ai tempi di Maledette Rockstar) e che ha bisogno di vari passaggi per essere apprezzato.
Spendiamo le ultime righe per citare alcuni degli ottanta e più musicisti che hanno suonato sul disco, ché di opera corale comunque si tratta: tra i tanti, Walter Sguazzin, Cristiano Lo Mele, Riccardo Lolli, Edson Zuccolin, Vittorio Bonadei, Dario D’Alessandro degli Homunculus Res, Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, Marco Bertoni di Confusional Quartet, Matteo Uggeri degli Sparkle in Grey, Alberto Garau, Vittorio Nistri di Deadburger e Ossi e moltissimi altri.
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