Recensioni

6.8

Miracolo! La Ambrogio canta e non starnazza solo come fosse posseduta! Dopotutto bisognava tirarsi a lucido per quello che è (o almeno dovrebbe essere) l’esordio ufficiale degli evidenziatori, dopo una messe sterminata di registrazioni carbonare.

Un esordio in cui il duo (il basso di Leah Quimby non è più del gioco) sembra ricalcare le orme dei padrini Sonic Youth, non solo stilisticamente, ma anche come strategia produttiva. Lasciare cioè gli sperimentalismi rumorosi alle produzioni underground e mostrare il lato più accessibile al “grande pubblico”. Boss è quindi una raccolta di canzoni nel vero senso della parola. Ben bilanciate e definite, ottimamente prodotte da Ranaldo (altro cordone ombelicale) con la scena rubata dalla gran bella voce della signorina, un mix suadente, fascinoso e maudit tra Bliss Blood (Axis Mundi), Kim Gordon (Body Rot) e Patti Smith (la piano-ballad Empty Bottles).

Musicalmente rimane ben poco delle aggressioni soniche e delle virulenta verve che li aveva fatti apprezzare come paladini del noise-sound. C’è piuttosto un mood oscuro, a metà tra l’industrial sound dei Pain Teens e le ossessive ripetizioni dei sonici. Delle ferraglie schiettamente no-wave del sottosuolo resta ben poco, ma non è proprio un male. Almeno un paio di pezzi risultano memorabili: Last Of The Lemach Line con le sue crude lyrics potrebbe essere tranquillamente la loro Death Valley 69; e la citata ballad per piano e voce Empty Bottles, struggente fino al collasso. Pollice dunque all’insù se solo fosse un debutto; ma prima di strapparci i capelli aspettiamo di vedere gli sviluppi di questa nuova direzione. Diciamo un “debutto di transizione”?

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