Recensioni

«Non sono stata circoncisa»: queste le parole di Madonna in una della sue ultime incursioni su Instagram, di solito famose per essere altamente disturbanti (più che trasgressive). Forse un messaggio da decrittare (ha a che fare con la religione ebraica? Boh), forse una semplice provocazione sul discorso di “genere”, forse una performance che evoca le mutazioni di Orlan (e a furia di operazioni chirurgiche, ne è quasi la sosia). E come al solito, immancabile e quasi telefonata, c’è la questione del sesso, perennemente al centro dei suoi pensieri, quasi un’ossessione.
Vero è che Madonna è stata sin dall’inizio determinata a diventare l’icona di una nuova sensualità “street”, della porta accanto, tanto da innalzare le teenager più “calimere”, lontane dagli allucinanti standard delle modelle anni ottanta, a vere e proprie Marilyn Monroe, prendendo dalla stessa Monroe un testimone maggiormente consapevole del potere del corpo femminile nel mondo moderno. Quello che faceva Madonna era incredibilmente naturale quanto ammiccante, e scatenava le pruderie di tutti i virgulti del periodo. Ma ai richiami ormonali veniva aggiunto un discorso legato al sacro, un allaccio alla sua formazione cattolica, una acuta (ma se vogliamo anche scontata) analisi di come non ci sia redenzione senza peccato, trasformando quindi il tutto abbastanza coerentemente in una visione “eretica” della questione Dio / sesso/ umanità.
Ad ogni modo, questa sessualizzazione nella musica non è sempre presente nel percorso di Madonna: anche se è stata importante in tantissimi casi (in Like a Virgin o in Open Your Heart soprattutto), non è mai troppo diretta, quanto piuttosto “maliziosa”, “allusiva”. Finché non si arriva al 1989 con Vogue, e le cose cominciano a cambiare: nel video del brano Madonna sfoggia un nude look mentre la canzone dovrebbe essere un inno alla nuova danza nata nei locali gay latino/afroamericani sdoganata da Malcom McLaren, è chiaro che il messaggio va da tutt’altra parte, ovvero in zona genitale. Sempre contenuto – come lo era Vogue – all’interno del disco I’m Breathless, apparentemente una colonna sonora per l’adattamento filmico di Dick Tracy ma in realtà una scusa per sedurre il pubblico, troviamo il singolo Hanky Panky, un manifesto sull’importanza delle “sculacciate” nell’atto sessuale, che per quanto giocoso attirerà le critiche di alcuni movimenti femministi che accuseranno l’artista di incitare alla violenza contro le donne.
Non paga di questo, Madonna pubblica The Immaculate Collection (la prima raccolta di successi) e inserisce un singolo inedito che sarà la chiave di volta nella radicalizzazione di Madonna rispetto a certi temi: il brano è Justify My Love, scritto a sei mani con Lenny Kravitz ma soprattutto con Ingrid Chavez, poetessa protetta da Prince, grazie al cui contributo esordirà proprio nel 1991 con un grandioso album di debutto che riuscirà nel tentativo impossibile di unire spoken word, poesia e dance con una perfezione quasi solenne. Kravitz si occupa del ritornello, ma non accredita la Chavez, scippata di un poema che aveva scritto per lui, tanto che le cose si chiariranno addirittura in tribunale: in tutto questo però, l’apporto di Madonna al testo non viene, stranamente, messo in discussione.
Senza dubbio lo stile della Chavez (spoken più ritornelli accattivanti di poche battute) la aiuta a sviluppare concetti e pensieri altrimenti impossibili da infilare in una normale canzone: ecco perché, se Justify My Love non è Madonna al cento per cento, Erotica troverà la quadra. Il fatto che Justify My Love sia una prova generale di uno stile che si fa ferreo è evidente: come canzone potrebbe stare sicuramente nell’album Erotica senza colpo ferire: il video del brano è infatti il primo della cantante italoamericana a contenere esplicite immagini sadomaso ed esplicite situazioni erotiche, tanto da subire la censura di varie emittenti, tra le quali MTV, che lo proietta sempre nelle ore tarde facendo la gioia dei voyeur.
Con questo prequel, la produzione di Erotica sonderà i rapporti tra sesso e romanticismo, tradotti musicalmente in un pastiche tra deep house, hip hop, dance e r’n’b, ma anche di disco classica, funk e in alcuni casi anche simil big beat (come in Thief of Hearts), nonché spruzzato di new jack swing (come in Waiting) sotto le abili mani del dj producer Shep Pettibone, già collaboratore di Afrika Bambataa. Costui prepara le basi, che sono dei veri e propri remix costruiti con cut and paste di materiali musicali disparati (tra cui anche campioni di musica mediorientale), tutta roba messa su come se fosse uscita da una libraries, ovvero assolutamente slegata dal concept del disco. Solo dopo averle ascoltate Madonna elaborerà le melodie vocali e i testi, e con l’aiuto di Andre Betts (già produttore appunto di Justify My Love) troverà continuità stilistica con gli ultimi esperimenti concettuali/musicali.
La morte di due suoi stretti amici per AIDS porta la cantante a interrogarsi sui limiti dell’amore e del sesso, sui taboo, sull’essenza della vita erotica come ragione di vita, praticando una specie di autoanalisi in musica. A corredo di questo c’è il libro SEX, in cui Madonna esplicita la cosa con foto in cui è ritratta nuda e scritti molto diretti, in qualche modo liberando come farfalle al mondo le proprie fantasie erotiche: a fare da collante tra questi due progetti è il personaggio Mistress Dita, sorta di alter ego di Madonna ispirato all’attrice Dita Parlo, che in un certo senso è la versione “eccessiva” e “scorretta” della cantante, così come poteva esserlo il thin white duke per Bowie.
E in effetti, se il libro si ispira direttamente a un’estetica punk e post punk piuttosto digerita, fatta di bianchi e neri ma inserita in un contesto di clubbing (la scatola di metallo del libro è esattamente un tributo al metal box dei PIL), è altrettanto vero che Madonna cerca per Erotica una produzione cruda, il più possibile aderente al nuovo underground elettronico, in equilibrio sul filo del prodotto commerciale patinato. La sensazione ascoltando Erotica è infatti quella di un pacchetto di musica che potrebbe stare bene in heavy rotation in un centro commerciale o in una discoteca di Ibiza, ma che allo stesso tempo risulta “inquietante”. Le voci di Madonna sono a volte gemiti raglianti, cercano l’effetto gutturale, si portano in una zona in cui la sensualità si trasforma in “arrapamento” bestiale, per scatenare l’imbarazzo dell’ascoltatore. A volte però il risultato non è esattamente quello di eccitarsi tramite l’udito, ma anzi di sentirsi in una zona scomoda.
È questo uno dei motivi per cui Erotica è l’album più estremo di Madonna, tanto che a differenza dei suoi precedenti non riuscirà a superare il numero 2 della classifica di Billboard. Sì, ci sono specchietti per le allodole come Deeper and Deeper, che è tongue in cheek per un audience che vuole ballare sulla house disco, ma anche in questo caso si fanno esperimenti arditi come infilare alla cazzo di cane una chitarra flamenco in mezzo al pezzo, con disappunto di Pettibone che però verrà costretto – ovviamente – a tenerla. E in effetti indugiare su canzoni che sono in realtà corredi di basi house non aiuta l’ascolto, anzi semmai lo rende più difficile e ostico: anche gli U2 faranno più tardi una cosa simile con POP, e senza dubbio Erotica influenzerà i dischi successivi di star r&b come Janet Jackson e Nicky Minai, portando un’innovazione nel pop che è quella di centrare tutto sulla ritmica, idea che Madonna condivideva con Michael Jackson, un altro che estremizzerà il concetto nelle sue ultime prove.
Ma possiamo quindi chiamare Erotica il capolavoro di Madonna? No, a dirla tutta no: è un disco con scarso equilibrio, in cui il fatto di avere delle basi nate prima del concept rende tutto poco legato e a volte forzato; ma di sicuro è il disco più vero di tutto il catalogo, quello più scuro, in cui Madonna mette per la prima volta a nudo la sua weirdness e che inaugurerà tutta una sua serie di rivendica/azioni a sfondo gender bender, sull’orlo della blasfemia e via dicendo. Ma anche un ritorno a più miti consigli, come dimostra il successivo Bedtime Stories in cui Madonna sembra una “moderata”.
Erotica risulta quindi un disco a suo modo maledetto, che scontenta una parte dei fan, porta l’establishment della video-musica a rivelare la sua vera natura censoria (il video di Erotica, con le sue emanazioni sadomaso, sarà bannato quasi immediatamente), ci fa capire di che pasta è fatta veramente la signora Ciccone. Non una boy toy, come da sua celebre cintura periodo Like a virgin, ma – al contrario – una da toy boy: circoncisa o meno.
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