Recensioni

Carboni è l’anima pop scanzonata bolognese mescolata alla paranoia tardoadolescenziale in cui prima o poi anche i più duri ricadono. Un viaggio sempre sulla soglia di questo amore/odio per la lacrima vs. ballo semplice, per la “canzonetta” light ma con qualcosa in più, quel sentore di classico che Mare mare o Ci vuole un fisico bestiale portano avanti come segnaposto indelebili degli anni Novanta italo.
I due poli opposti ritornano ovviamente anche in questo nuovo disco di inediti, che segue Senza titolo del 2011. In quell’anno è partito un recupero di Carboni grazie a Jovanotti, che in Ora l’ha fatto partecipare al singolo L’elemento umano. Il “favore” che Lorenzo ha fatto a Carboni sembra aver fatto riscoprire la carica del tour del 1992 e aver segnato una direzione di arrangiamento più vicina alla dance, utilizzata in parte anche qui. Carboni torna a bazzicare lidi più affini al ballabile, come già aveva fatto nel classico omonimo del ’92.
I temi sono ovviamente i suoi cavalli di battaglia: l’eterno riconoscimento provinciale nell’autobiografica ed esplicativa Bologna è una regola o nella stupenda La nostra strada, dichiarazione d’amore con un ritornello perfetto: “la nostra strada è stata sempre un filo/danzare sopra un filo con te“. Quel bladerunnering tra la vita e la morte, tra il possesso e la mancanza che risiede nell’adolescenza, e che ci fa tornare a un passato nostalgico, altro grande topos carboniano (già da Persone silenziose). Di buono c’è pure il crescendo del ritornello di Dio in cosa crede, che somiglia tanto alle ultime cose di Sinigallia, e il buon take pop-soul in Tanto tantissimo.
In qualche punto c’è pure un qualunquismo infarcito di slogan (“prego in una chiesa ma anche in una moschea” in Chiedo scusa) e l’inevitabile perdita di mordente (il funky con vocoder di 10 minuti, il rimando allo spoken word melò-pomposo di Tiziano Ferro in Epico), ma quello che conta è che con gli anni sembra essere passata anche la “paura” di stare nell’olimpo del pop italiano. Carboni oggi è più solare e meno paranoico, più sicuro e adulto. Un meritato ritorno per uno che negli ultimi album (vedi Fisico & Politico) non sembrava aver ancora molto da dire. Bentornato, Luca.
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