Recensioni

Secondo album per i danesi LOWLY, a seguire di tre anni l’interessante debutto Heba, con il supporto morale di Simon Raymonde. Hifalutin conferma le qualità di un art-pop che sa farsi al contempo avvolgente e irregolare, immediato e molto ricercato nelle sue trame sintetiche. Quattordici brani, per oltre cinquanta minuti di durata che si legano molto bene tra loro, quasi in un flusso unico: forse anche troppi, OK, ma la piacevolezza è assicurata dal turbinio di classe di melodie sontuose, elettronica calda di stampo contemporary R&B con vocals effettati alla James Blake, ritmiche in pulsazione Samaris, rarefazioni dreamy, beat post-dubstep, svolazzi jazzy, sporadiche corde acustiche dall’appeal freakettone, crescendo vagamente shoegaze, spoken di sperimentale futurismo, intimismo al pianoforte, field recordings acquatici e aperture spiritual.
Il quintetto ha elaborato via via il tutto senza sapere inizialmente dove sarebbe andato a parare, perché mira alla continua scoperta, lontano da ogni comfort zone. Non a caso, per registrare questo nuovo materiale, come possiamo ammirare dallo splendido teaser lanciato mesi fa, sono stati scelti capannoni industriali abbandonati, magazzini e serbatoi idrici a torre: spazi immensi che il produttore Anders Boll ha gestito con lo specifico posizionamento dei microfoni; e non a caso la parola Hifalutin, adottata come titolo dell’intero lavoro, è traducile come “larger than life”, come in fondo è “larger than life” la libertà creativa, in ipotetica opposizione a una ragione sociale che potrebbe di contro rimandare al concetto di umiltà.
Se Stephen è dedicata alla morte dell’illustre cosmologo Stephen Hawking, molti dei testi si rifanno in maniera abbastanza astratta e immaginifica alla letteratura, per esempio alla poesia di Inger Christensen e di Jalal ad-Din Rumi. Anche qui: si suggerisce più che mostrare, si esplora più che dirigersi verso una meta precisa. Obiettivamente, non ci sono episodi meno che ben fatti in scaletta. Dovendo citarne soltanto uno, sarebbe il primo singolo Baglaens, che conquista per splendide atmosfere e splendide armonie canore, quelle di Nanna Schannong e in secondo luogo di Soffie Viemose. La line-up è poi completata da Kasper Staub, Thomas Lund e Steffen Lundtoft. Più convincenti degli ultimi addomesticati Vök. A tratti spumeggianti come i Broen, giusto un filo più algidi, e a tratti trascendenti come i Wildbirds & Peacedrums, giusto non altrettanto innovativi. Più a fuoco dei nostri Bowland. Non sono propriamente originali, eppure per adesso ci piacciono.
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