Recensioni
London O’Connor ha 24 anni ma ne dimostra 16: viso pulito da brav(issim)o ragazzo, dentoni simpatici e dreads scialloni, un solo outfit (jeans e maglioncino ocra sformato, scorrere il suo Instagram per credere) e una verginità persa a 21 anni – illibatezza sfoggiata con orgoglio in tante sue uscite. Nella vita fondamentalmente cazzeggia, skateando e postando su Tumblr, con un’aria naive ma fashion il giusto, grazie alla frequentazione dei giri newyorkesi giusti (e anche a una comparsata come soggetto di alcuni ritratti di Ryan McGinley) stemperata da una ruspante ruvidezza dovuta alle sue radici nel sonnacchioso sobborgo di San Marcos (San Diego, California).
O∆ è il suo primo disco, manifesto color digital pastello di questo immaginario da indie boy black e molto #instagood, in cui London canticchia e accenna qualche barra rappata, giochicchia saltellando allegramente su qualche drum machine bella compassata e un po’ di tastierine casalinghe. È un Frank Ocean (quello di Blonde) etero e un pochino più sereno, che allo stesso modo si siede sul tappeto del suo salotto e scrive i pezzi con una chitarra e qualche Casio. Sono bozzetti disegnati con i pastelli a cera e filtrati Gingham, che parlano di una sopita quotidianità dove il lassismo e l’inerzia pregiudicano la realizzazione dei propri sogni (Oatmeal), dello scollamento tra realtà virtuale, iperdigitalizzazione e amicizie IRL (Nobody Hangs Out Anymore) e di amori dubbiosi e idealizzati (Love Song). Cita il suo amico Paul, i posti dove va con lo skate a bighellonare, una manciata di riferimenti televisivi, il tutto con una scrittura diretta ed essenziale, quasi minimale, dove la banalità del quotidiano si allarga ad un mood triste e nostalgico solo di facciata, ma in realtà perfettamente calato nella sua contemporaneità e nelle disfunzioni che la costellano.
La patina di artigianalità scazzata e casereccia è invece amatoriale solo ad uno sguardo poco attento, laddove invece l’approccio orgogliosamente DIY è al servizio di un pop compiuto e ben consapevole, a tratti davvero ispirato. Staremo a vedere il prossimo passo in che direzione sarà, perché per quanto bello, non si può restare all’high school per sempre.
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