Recensioni

Apprezzatissimo cantante e voce imponente di progetti come O.R.k., Berserk! e Obake, Lorenzo Esposito Fornasari, detto LEF, arriva dopo cotanto curriculum al primo disco solista. Parlare di Hypersomniac come di un semplice disco, però, non sarebbe né generoso, né corretto: progetto a 360° che lo vede svilupparsi in articolate appendici, il disco è infatti la summa del pensiero LEF-iano, ora fumetto interattivo inchiostrato dalla penna di Nanà Octopus Dalla Porta (già autore degli artwork dei succitati O.R.k.), ora racconto distopico scritto a quattro mani con Pier Luigi Rocca.
Per questo viaggio terrificante in un futuro in cui la società verrà pilotata in remoto con il controllo della mente, LEF ha scelto come compagni gente come Bill Laswell (punto esclamativo d’obbligo), Kenneth Kapstad (Spidergawd ed ex Motorpsycho), Nils Petter Molvaer (uno dei maestri della tromba della scena nord europea), Rebecca Sneddon (collaboratrice degli ottimi Free Nelson MandoomJazz), Ståle Storløkken e Eivind Aarset, già collaboratore di Marylin Mazur e David Sylvian. Accostato più volte proprio all’ex Japan per timbro e profondità, LEF porta a casa anche in questa occasione una prova monstre, confermando il suo status di cantante a tutto tondo; se poi a supportarti hai una band di questo genere, il risultato è bello che scontato. In alcuni momenti, sembra di sentire i Sylvian/Fripp di The First Day (A Glimpse of Emma ma anche tanti altri passaggi) o i Crimson era The Power To Believe, in altri gli Spidergawd (Parallel Powers), in altri ancora Vangelis (Let The Sun Fall Apart), insomma: tanta, tanta roba.
Progetto che meriterebbe un seguito, Hypersomniac si inserisce in quel filone di concept album tanto cari ai gruppi rock e prog degli anni sessanta (anche se non citato in sede di comunicato, c’è tanto anche Lamb Lies… dei Genesis, soprattutto sotto l’aspetto delle tematiche), senza scimmiottamenti e senza cadere nel tranello del cliché facile. Un hurrà convinto per Lef e i suoi Hypersomniacs.
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