Recensioni

6.5

È sempre interessante vedere progetti nati in Italia cimentarsi con un pop dreamy ed elettronico dalle velleità internazionali. Esempi nell’anno in corso sono Supernova di Materianera, Born in The Woods di Birthh, Comet EP firmato da LIM o Senza Fare Rumore di Sylvia. In questo scenario sempre fervido e stimolante si inseriscono anche i Landlord, progetto formato nel 2012 a Rimini da Lorenzo Amati, Francesca Pianini Mazzucchetti, Luca Montanari e Gianluca Morelli. Alle prese con un sound ricercato, tra elettronica, ambient e sinfonie, i quattro superano nel 2015 le selezioni di X Factor esibendosi in cinque live show, dove mettono in mostra la raffinatezza della loro musica. A marzo del 2016 pubblicano il primo EP, Aside, dichiarando influenze che vanno dagli XX ai Daughter, passando per Sigur Rós e Of Monsters and Men.

Su questa scia, con alcune proposte nuove, prosegue Beside, l’esordio lungo per INRI. Beside è un percorso intimista e sentimentale che parla di addii (Farewell), speranze (Hope and Flaws) e rinascite (New Year’s Eve), con un mood delicato e toccante in cui la voce profonda di Francesca Mazzucchetti, a metà tra Elena Tonra e Romy Madley-Croft, è assoluta protagonista. Ma non solo, perché in Bubbles, traccia caratterizzata da elementi orchestrali folktronici, l’aggiunta della voce maschile di Luca riesce a trasmettere coerentemente col testo l’idea del “riempire i vuoti”. Ed è nei testi, oltre che nell’amalgama tra beat elettronici e chitarre, che risiede un punto di forza dell’album. I suddetti si muovono su un interessante incontro metaforico tra uomo e natura, tra sentimenti e atmosfere, come in Farewell, dove i momenti di una relazione in crisi, dopo le scuse e gli addii, diventano le onde del mare di notte («Our days pass like waves at night time»).

Una sensibilità genuina che si traduce musicalmente in soluzioni che rendono l’album versatile, etereo, con elementi che spaziano dal trip-hop (viene in mente Full Circle degli Haelos in Hope and Flaws) a un pop più vivace e da classifica in New Year’s Eve, a un neo-soul orchestrale (Everything Troubled), toccando anche una spettrale ambient strumentale (Ghost Song). Sonorità non originalissime, è vero, considerata una ricetta che da Londra all’Islanda è già ben nota alle cronache; il piatto però è cucinato con buoni ingredienti, piacevoli all’ascolto e che fanno ben sperare per il prosieguo del progetto.

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