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Mark (Kyle Allen) è bloccato in un loop temporale e del giorno che rivive all’infinito si diverte a conoscerne ogni dettaglio. Ha un padre disoccupato, una sorella fastidiosa, un amico nerd e una ragazza che vorrebbe rimorchiare. All’improvviso la sua routine viene interrotta da un’altra ragazza, la misteriosa Margaret (Kathryn Newton), e scopre che anche lei è bloccata nel loop. I due diventano amici e, per passare il tempo, stilano un elenco delle “cose perfette” che accadono durante la giornata. Mark comincia ad innamorarsi, Margaret non sembra contraccambiare il sentimento.
È interessante che negli ultimi mesi Amazon abbia distribuito due commedie sci-fi che citano l’iconico Ricomincio da Capo del 1993, con il personaggio di Bill Murray intrappolato in un loop temporale. Lo è ancora di più se pensiamo al periodo storico che stiamo vivendo e se consideriamo la quarantena un incubo dove tutto sembra ripetersi (ma non da capo). Sia Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani di Max Barbakow (2020) che questo La mappa delle piccole cose perfette di Ian Samuels condividono lo stesso fine del cult diretto da Harold Remis: costretti a rivivere lo stesso giorno, i protagonisti devono imparare a essere persone migliori ripartendo dalle piccole cose perfette (per l’appunto). Ovviamente i film Amazon sono delle reinterpretazioni del tema e hanno lo sguardo rivolto alle inquietudini dei millenials (Barbakow) e della cosiddetta generazione Z (Samuels).

A differenza dell’esilarante Palm Springs, che gode di un ritmo frenetico ben calibrato, La mappa delle piccole cose perfette si appiattisce drasticamente nella parte centrale, quando si concentra sulle tipiche dinamiche di una storia d’amore per teenagers. Invece quello che rende l’inizio e il finale del film degni di uno sguardo più approfondito, è il modo in cui Samuels ha tradotto in immagini l’unico aspetto originale della sceneggiatura di Lev Grossman (scrittore dell’omonimo racconto). Attraverso i numerosi (quasi) piano-sequenza coreografici che vedono Mark e Margaret governare la casualità del mondo, essendone fisicamente il centro, il regista trasferisce sul “piano spaziale” la riflessione che la storia fa su un’intera generazione.
I due protagonisti non sanno orientarsi tra le infinite possibilità della vita («siamo come naufraghi, solo che invece di un’isola siamo finiti in un giorno») e sono angosciati per un futuro che non riescono a programmare («Tu non hai idea di cosa vuol dire vedersi cancellare il futuro»). Quindi la mappa, che è uno strumento per comprendere e controllare il mondo, diventa una guida dei sentimenti (e dello sguardo) in cui bisogna perdersi se si vuole recuperare l’orientamento (tra le varie citazioni nerd c’è anche la guida galattica di Douglas Adams). E per cogliere il senso e l’insegnamento di questo La mappa delle piccole cose perfette bastano i primi minuti, con Mark che “scivola” facilmente nell’ennesimo giorno del loop: il ragazzo ha già la soluzione in mano perchè lui stesso è la soluzione, il centro di tutto, l’unico che può decifrare la mappa che ha disegnato e, di conseguenza, scegliere la vita che desidera.
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