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Situata a poco più di cinquanta chilometri dal confine di Tarvisio, la città austriaca di Klagenfurt ha ospitato negli ultimi anni concerti capaci di attirare un notevole pubblico italiano. È il caso dei recenti tour di Depeche Mode, Robbie Williams e Rammstein. Più in generale, la città rappresenta da tempo un porto sicuro per la ricca scena musicale nazionale, che qui trova un pubblico ricettivo e strutture adeguate, senza il rischio di entrare in conflitto con regolamenti e ordinanze comunali varie — aspetto da cui, in Italia, potremmo forse trarre qualche insegnamento.

Un esempio di questa armoniosa convivenza è il Klagenfurt Festival, appuntamento annuale di fine maggio dedicato alla musica dal vivo e al teatro all’aperto. Nelle precedenti edizioni il festival ha ospitato, tra gli altri, Soap&Skin, CocoRosie, Pussy Riot e Goran Bregović e quest’anno, oltre a un concerto dei Laibach previsto per il 4 giugno, ha incluso in cartellone anche Peter Kruder e Richard Dorfmeister. L’occasione è stata il tour celebrativo per i trent’anni di DJ-Kicks, il loro influente contributo all’omonima serie pubblicata dall’etichetta berlinese !K7, a pochi mesi da un’altra serie di concerti che aveva riportato dal vivo The K&D Sessions con il supporto di una vera e propria band.

Foto di Arnold Poeschl (2026)

Il 23 maggio 2026 il duo viennese è salito sul palco di una suggestiva location storica nel centro cittadino, in un sabato sera dalla piacevole temperatura estiva, dando vita a un ibrido tra dj set e concerto live arricchito da tastiere, percussioni, flauto, chitarra e da un immancabile videoshow. Idealmente divisa in due parti, l’esibizione ha presentato nella prima mezz’ora una selezione della tracklist di DJ-Kicks, mantenendo intatta la struttura sonora originale dei brani ma accentuandone in tempo reale gli aspetti più effettistici. La downtempo che è diventata il marchio di fabbrica di K&D si è rivelata perfetta per aprire le danze in un set che, accelerando progressivamente, è confluito nella drum and bass. Ed è proprio a quel punto che i due hanno salutato il pubblico invitandolo a “perdersi nella musica”.

Da lì in avanti Kruder e Dorfmeister hanno abbandonato il canovaccio del mix originario per alternare in modo più serrato ed energico produzioni proprie, inediti e materiale altrui tra techno, house, drum and bass e dubstep. Particolarmente coinvolgente la comparsa di Witness di Roots Manuva, immediatamente riconoscibile, mentre il ritmo veniva costantemente punteggiato da campionamenti vocali e frammenti remixati di Prince, David Bowie, Beach Boys, Bill Withers e dell’immancabile eroe nazionale, Falco.

Foto di Arnold Poeschl (2026)

L’esibizione si è conclusa dopo circa due ore con un bis comprendente tre dei brani più amati del repertorio K&D: High Noon, Black Baby e naturalmente il loro celeberrimo remix di Useless dei Depeche Mode.

Dagli inizi fino a oggi, seguendo il principio del “minimo sforzo, massimo risultato”, Kruder e Dorfmeister si sono dimostrati abilissimi custodi del proprio repertorio. Il modo in cui, negli ultimi anni, dopo un lungo periodo di silenzio intervallato da progetti solisti, siano riusciti a reinventarsi come legacy act non fa che confermarlo ulteriormente. E considerando la rapidità con cui molti loro contemporanei sono invece spariti dai radar, la loro tenacia appare ancora più ammirevole. Il sold-out di questa serata dimostra come il pubblico continui a seguirli con entusiasmo dopo oltre trent’anni di carriera — e loro stessi sembrano esserne pienamente consapevoli.

Foto di Arnold Poeschl (2026)

A questo punto, però, gli stessi fan iniziano a chiedersi se non sia arrivato anche il momento di poter ascoltare un nuovo album firmato dal duo. Come raccontato da Richard Dorfmeister in un’intervista rilasciata a SA e finora mai pubblicata: “Abbiamo un sacco di brani in cantiere e pubblicheremo qualcosa di nuovo quando sarà il momento giusto. In perfetto stile K&D: aspettatevi l’inaspettato!”.

Foto di Arnold Poeschl (2026)
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