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7.2

Elefanti, Berlino, Klimt. Quasi cento anni dopo l’iconico anno 1918 e dopo una lunga pausa da Just in Case We’ll Never Meet Again (Soundtrack for the Cassette Generation), tornano sulla scena i Klimt 1918, band storica e fortemente ispirata nello stile e nell’ideologia da tutti quegli artisti che sull’asse Vienna-Berlino auspicavano una Gesamtkunstwerk, ovvero la rottura dei compartimenti stagni dell’arte per arrivare a una fusione completa di generi, stili e tecniche. Sentimentale Jugend vede la luce in un periodo significativo per la rinascita dello shoegaze in Italia, tanto da sentire la necessità di creare un termine ad hoc: Italogaze. Sebbene il genere non sia lo stesso dei padri fondatori ma risenta molto delle influenze post rock che hanno elettrificato gli anni Zero, tale rinascita è testimoniata anche da ritorni come quelli dei My Bloody Valentine, dei Ride e degli Slowdive.

I quattro romani, con i fratelli Soellner sugli scudi, monumentalizzano la loro ricerca su stile e influenze durata otto anni plasmando un doppio album dalle ambizioni leggendarie. Ma andiamo per ordine. Il lungo viaggio per diventare uno dei riferimenti maggiori dello shoegaze italiano comincia quando lo stesso genere vede già il suo riflusso, a cavallo tra i due secoli, con Secession Makes Post Modern Music (2000), un demo autoprodotto dove la secessione viennese del già citato Gustav Klimt trovava il suo corrispettivo moderno in musica: un taglio netto col passato ma uno stile ancora fortemente derivativo (metal nord-europeo, doom). La prova è ottima, il riscontro anche, ma per Undresses Momento (2003) serviranno ancora tre anni. Il primo vero album dei Klimt 1918 viaggia all’interno di una capsula molto più morbida di quanto visto in passato e si scioglie nelle chitarre mutuate dai Cure e in quella splendida (e più marcata) aderenza alla forma canzone che sposta il confine geografico della band verso Albione. La percezione è ora quella di una band granitica ma sempre aperta ad una discreta dose di permeabilità, tanto che nel 2004 la tedesca Prophecy Productions subentra a My Kingdom Music come etichetta della band, dando una spinta definitiva all’abbandono di molti stilemi del passato. In Dopoguerra (2005) infatti, l’impronta metal cede il passo ad una forte vena post-rock (Alcest, Explosions in the sky) contribuendo a plasmare dieci tracce dall’anima gustosamente pop. Sul piano contenutistico Dopoguerra si fa definitivamente portatore di quell’alternanza tra dolore e speranza, quel «dancing with tears in my eyes» (citando gli Ultravox) vero passaporto stilistico dei Klimt. Tutto ciò resta valido anche per il successivo Just in Case We’ll Never Meet Again (Soundtrack for the Cassette Generation) (2008), album orfano del batterista Alessandro Pace ma capace ancora una volta di mantenere un lirismo impressionante strizzando l’occhio stavolta ai Deftones (post Bob Ezrin) e ai Procupine Tree. Poi il silenzio, almeno ufficialmente.

In questi otto anni il febbrile lavoro di scrittura di Soellner si incrocia con quello dei Sentimentale Jugend (Alexander Hacke degli Einstürzende Neubauten e Christiane Flescherinow , la Christian F. di Noi i ragazzi dello zoo di Berlino). Una rapida folgorazione per quel progetto, per le atmosfere cupe e fredde della Germania degli anni Settanta e per quel clima da cortina di ferro in cui però brulicavano idee e cultura. Sentimentale Jugend è quel pachiderma con cui Alessandro Soellner identifica la band durante il lavoro nello studio di Caludio Spagnoli: venti tracce per un’ora e mezza di musica, quasi sempre immerse in un’atmosfera rarefatta e claustrofobica. Qui la malinconia e l’illusione tipiche della band non sono più sintomo di un’inquietudine giovanile mediata da una particolare joie de vivre, ma divengono compagne nella constatazione dello scorrere inesorabile del tempo. It Was to Be, Ciudad Lineal, Unemployed&Dreamrunner sono lì a parlarci di tutto questo con il loro carichissimo dream e i loro riverberi fuzz, creando suggestioni in bassa fedeltà.

Un grande merito dei Klimt 1918 è quello di guardare sempre avanti non scendendo mai a compromessi, e tale attitudine ha fatto sì che in Sentimentale Jugend compaiano episodi di rara bellezza come Sant’Angelo e The Hunger Strike che arrivano a vette sfiorate ma non ancora raggiunte da compatrioti illustri come i Giardini di Mirò o i Julie’s Haircut, ma anche azzardi semi-trascurabili (Resig-nation, Once We Were). Queste piccole grinze però non fanno altro che impreziosire un lavoro che riesce a spostare l’attenzione anche su temi sociali come la situazione mediorientale (Gaza Youth) o a citare Pasolini (Stupenda e misera città), mantenendo sempre viva la stessa atmosfera crepuscolare e opaca. Sentimentale Jugend è il corto circuito tra passato e presente, il flirt tra shoegaze e post rock, il plauso a chi non si arrende mai e lotta per ciò che ama. Senza dubbio siamo di fronte al disco più maturo e completo della band romana, la cui unica mancanza (a dire il vero a cagion di altri) è il non essere mai stata apprezzata totalmente nel nostro Paese. Ma come ben sanno altre band, una su tutte gli Spiritual Front, nemo propheta in patria. Non importa, lunga vita ai timpani mitteleuropei, sudamericani o asiatici: la potenza dei Klimt 1918 sta nell’aver sempre mantenuto un’ossatura personale, con il grande merito di essere riusciti nell’impresa di intercettare di volta in volta lo Zeitgeist. Una speranza, oltre che una conferma.

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