Recensioni

In bilico tra eccessi di paraculaggine e quel rigor mortis musicale che porta a riscoprire il sapore del rock, Monster dei Kiss s’incasella come il ventesimo disco di una band che, da almeno quindici anni a questa parte, non ha proprio più niente da dire ma lo dice in grande. Nel nostro caso, parliamo della promozione coordinata di un libro fotografico definitivo – un tomo grande come una chitarra – fatto a mano in Italia e di copertine personalizzate, ognuna con un differente Stato americano. Il tutto per la modica cifra di 4250 dollari, spese di spedizione incluse.
Non dicendo nulla di nuovo, l’album almeno riporta il gruppo verso il rock and roll. Ferri da calza in mano, Paul Stanley e Gene Simmons, cuciono una piccola coperta di Linus che gli “enta” e gli “anta” del rock troveranno persino calda. È una piccola macchina del tempo Monster, che riporta ai “mitici 70’s” quando i Kiss erano ancora i Kiss (fino ad Alive II) e non la pantomima (da Dynasty in poi, perché saranno anche diventati famosi per I Was Made For Lovin’ You, ma quest’ultima rimane pur sempre una canzone obbrobriosa) di una glam rock band assetata di fama e successo. In questo disco si respira il rock, dal boogie di Hell Or Hallelujah alle arene gremite di Wall Of Sound (con un giro di chitarra che piacerà tanto a Slash), a una Back To The Stone Age che sfrutta lo stacco di chitarra degli MC5 per poi risolversi in un treno alla Back In The Saddle degli Aerosmith. A proposito, e per capirci, oggi i Kiss di Monster sono più Aerosmith degli Aerosmith degli ultimi vent’anni. Ironico, visto che Steven Tyler li ha spesso definiti come dei cartoon character. Paul Stanley, del resto – producer ufficiale del nuovo lavoro – definisce l’ultimo parto come “il disco più potente mai fatto”. Poca fantasia e tanta autocelebrazione, detto in tutta franchezza.
La verità però è che in questo “tutto già sentito, tutto già suonato” una vibrazione ce la senti. È troppo poco per reggere il confronto con chi oggi il rock lo suona veramente pestando sull’acceleratore, ma abbastanza per non distruggere il ricordo una band.
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