Recensioni

Ripuliti nel look e nel suono, i fratelli Followill arrivano al terzo disco con l’intenzione di rimescolare le carte ed allargare lo spettro d’azione; il primo posto raggiunto in UK da questo Because Of The Times la dice lunga in tal senso, e suona allo stesso tempo insolito per una band che fino all’altro ieri era portabandiera del southern rock per il ventunesimo secolo.
In effetti, cosa vorranno mai dire i sette minuti di sospensioni psych minimali di Knocked Up, messi proprio in apertura? I quattro hanno imparato a giocare – e bene – con le dinamiche, ok, ma la scrittura? Ecco il singolo On Call, che con l’andamento Pixies e l’insistente refrain vocale si assicura più di un ascolto. Peccato che prima c’era stato l’assalto anni ’90 di Charmer, uno stoner-blues strappacordevocali. Non c’è molto da stupirsi, suvvia: Jack e Meg White hanno già sdoganato ampiamente questo genere di cose.
Eppure, il set va avanti con più di una sorpresa, dalle atmosfere TV On The Radio di McFearless al reggae di Ragoo, dal funk bianco Modest Mouse di My Party al wave rock vagamente Police / U2 di True Love Way e così via. Sì, le radici southern vengono comunque preservate in Black Thumbnail e Camaro, ma il bello è che, anche quando ci si allontana da esse (le morbidezze psych&soul di Trunk), tutto suona naturale come dovrebbe. In altre parole, i Kings Of Leon hanno aggiunto colori alla tavolozza, azzeccando la giusta miscela fra il loro rock e il new pop di oggi. Mica male.
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