Recensioni

Dieci anni sono un’eternità, specie di questi tempi, specie per quello che può essere considerato un progetto parallelo, come nel caso di Kiasmos, il duo dei compositori e produttori Ólafur Arnalds e Janus Rasmussen. Gli scambi creativi fra i due musicisti, tra le originarie isole dell’Islanda e delle Færøer, avevano fruttato l’omonimo album di debutto del 2014, un piccolo capolavoro di giustapposizioni sull’onda di una modern classical sospinta da beat minimal techno e orchestrazioni in the mood for love.
All’epoca, bastarono un paio di settimane in studio per dare adito alla magia, replicata in sede live. Stavolta, il tempo a disposizione è stato ben maggiore, da datare a livello di scrittura in prevalenza tra 2020 e 2021, muovendosi tra Berlino, l’Islanda e lo studio di Olafur a Bali, e ha generato un sound divenuto, anche alla stessa detta dei diretti interessati, più «pieno» e materico, forse maggiormente immediato rispetto al passato, orientato a un vero e proprio «sound design che fornisce un senso di luogo e spazio».
Al pari del suo predecessore, II cresce sulla distanza, ascolto dopo ascolto, e recupera tutte e tre le tracce dell’EP di assaggio Flown. A qualcuno potrà sembrare pura e semplice maniera, a chi scrive sembra invece perfetta espressione di grande classe nel dosare atmosferici momenti ambient e singulti a lambire la dance filo-teutonica, evitando però soluzioni di comodo, come aperture melodiche post-tensione. Qui tutto, infatti, resta su palpitazioni in oscillazione imprevedibile. All’elettronica, ai sintetizzatori e al piano si somma un quartetto d’archi, arrangiati da Arnalds, a sancire la collaborazione con SinfoniaNord, una divisione dell’Orchestra Sinfonica del Nord Islanda.
II è un sequel – ed è un blockbuster nel senso buono del termine, quello della cura maniacale, delle stratificazioni sonore, delle ambizioni maturate sulla scia di lavori da solisti, colonne sonore, soddisfazioni in campo club culture, eccetera. Questi undici nuovi brani – al solito con titoli di una sola, telegrafica ed espressionistica parola – si dispiegano come piccole opere tanto perfettamente riusciti come tasselli a sé stante, epici eppure intimisti, quanto scorrevoli nel pregiato flusso-quadro d’insieme.
Il groove dell’iniziale Grown, subito screziato dallo struggimento degli strumenti a corda, fornisce le coordinate della crescita, seguita dagli estratti Burst, che conferisce armonia ai contrasti tra quiete e dinamismo, e Sailed, a richiamare le onde d’acqua e l’esperienza della navigazione con le sue spire digitali polifemiche. Le striature di Laced, il ritmo propulsivo e quasi alla GusGus di Bound, la vibrazione jazzy della tastieristica Sworn, le sospensioni di Flown, i campionamenti di gamelan e i field recording della sonnolenta Dazed, la viola e il violoncello che si prendono la scena nella chiusura del sipario di Squared: ogni cosa è da scoprire.
I due parlano di un «rave emotivo», dell’«idea di piangere sulla pista da ballo» – concetti non rivoluzionari ma soddisfatti appieno, come confermano ulteriori episodi, da Spun a Told. Se l’irreplicabile esordio a sorpresa Kiasmos era stato una visione, un’apparizione eterea capace di imprimersi nella mente in modo vivido, II è l’apertura volontaria di un portale, da attraversare per trovare naturale fuga nella dimensione della bellezza.
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