Recensioni

6.5

I Khanate non esistono più. Questo è quanto. James
Plotkin (bassista della band) nel suo sito spiega di aver lasciato il gruppo causa impegni non mantenuti da altri componenti. Intanto lui e il batterista Wyskida continuano insieme come duo e nei Khlyst, O’Malley (chitarra nei Khanate) ha i suoi Sunn O)) oltre a mille altri progetti e infine il cantante Alan Dubin esce con i nuovi Gnaw (in questo SA).

Clean Hands Go Foul non è del nuovo materiale, ma risale a delle registrazioni fatte nel febbraio 2005, durante le session di Capture
& Release
. Una sorta di testamento, quindi, e il suono del disco lo testimonia. Se nei precedenti lavori la musica dei Khanate sembrava offrire un muro ad ogni moto d’animo, atrofizzare l’ascolto di fronte a manifestazioni di violenza senza vie di fuga, Clean Hands Go Foul sembra invece
catalizzare delle emozioni.

Progressioni su scale minori che mai avevano avuto un ruolo predominante nella loro discografia, ora costituiscono il tema portante. C’è come una sorta di rassegnazione tragica in questo disco, come se
nemmeno i Khanate stessi siano più riusciti a sopportare la tremenda oppressività della loro musica e avessero deciso in una volta sola di sciogliere tutte le tensioni mai risolte accumulate negli anni precedenti. Intendiamoci, siamo sempre di fronte a distorsioni oltre misura, urla disperate
e lentezze glaciali. Ma per la vera sostanza virulenta, quella dei migliori Khanate, è meglio cercare altrove.

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