Recensioni

“Sono stato ispirato a realizzare Rachel Getting Marriedsoprattutto dal mio amore per il cinema di Robert Altman e per altri film americani che hanno scelto di adottare un approccio che eviti le idee convenzionali (e ormai radicate) che portano a modificare le storie e lo stile della narrazione, al fine di emozionare superficialmente il pubblico”.
Non solo Altman è presente come ispirazione nell’ultimo film di Jonathan Demme. Opera corale che ruota attorno a un weekend durante il quale avviene il matrimonio di Rachel, vede l’irrompere della sorella “deviata” Kym (con tutta l’urgenza della splendidaAnne Hathaway), in libera uscita da un centro di disintossicazione per tossicodipendenti e il riscatenarsi di antichi conflitti familiari. La Kym che cerca di rimanere “pulita” e di avvicinarsi alla famiglia, ricorda un altro personaggio demmiano, la Lulu /Audrey (Melanie Griffith) di Qualcosa di travolgente– Something Wild, 1986 – o meglio un suo doppio dark e tormentato.
Sceneggiato dall’esordiente figlia di Sidney Lumet, Jenny (“Ho amato il disinteresse di Jenny per le regole classiche, il suo desiderio di non rendere piacevoli i personaggi in senso convenzionale e il suo approccio coraggioso alla verità, al dolore e all’umorismo”, è sempre Demme a parlare), il film è stato reso dal regista e dal direttore della fotografia Declan Quinn come se fosse “il più bel filmino casalingo mai realizzato”, come se ogni scena fosse stata presa in digitale da qualcuno dei partecipanti alla cerimonia (come in effetti è accaduto in alcuni momenti). Quindi camera a mano e un approccio da documentario, montaggio veloce e scorci da ogni possibile angolazione delle riprese, lunghe scene improvvisate in tempo reale con musica sullo sfondo, riprese corali con comparse.
L’effetto è da film-documentario quindi, un po’ Cassavetes con i suoi drammi familaristici, un po’ coralità del già citato Altman (c’è un gruppo, alla Nashville per intendersi, che fa da sottofondo all’intero film, che nella finzione sono i musicisti del matrimonio e in realtà trattasi di un gruppo eterogeneo che vede anche nel finale la partecipazione dell’amico di Demme Robyn Hitchcock), tanta artigianalità alla Roger Corman, suo mentore (non a caso presente nella pellicola con un cameo), la problematicità di Bergman e la Susanne di Dopo il matrimonio, con un vecchio dramma, la morte del fratellino causata anni prima dalla Hathaway “fatta”, a fare da sottotesto e pesare come un macigno su tutta la vicenda.
Con attori piuttosto liberi di esprimersi e partecipare alla realizzazione del film in progress, come spiega sempre Demme, in modo da rendere il più possibile la spontaneità dei personaggi con pochi ciak. Effetto riuscito quest’ultimo, da ricordare in alcuni momenti il Dogma di Von Trier o le esplosioni cassavetiane. Non sorprende la presenza della redivivaDebra Winger, qui nel ruolo misurato della madre, e di Tunde Adebimpe dei Tv On The Radio nel ruolo dello sposo, musicista nero hawaiano (la famiglia di lui resta dal punto di vista narrativo volutamente sullo sfondo, essendo l’altra famiglia quella sotto i riflettori), Adebimpe che significativamente interviene nel finale durante le promesse cantandoUnknown Legend di Neil Young.
Film antinarrativo che prende dalla vita, con un finale in cui si avverte l’evoluzione da parte di Kym, la quale comprende quanto il suo bisogno di stare al centro dell’attenzione nel momento dedicato al matrimonio di Rachel, fosse totalmente fuori luogo. Ne consegue così il riavvicinamento tra le due sorelle. Qualcosa è dunque cambiato. Si esce dal film provati, come dopo una maratona in cui si è ottenuto però un risultato più che soddisfacente.
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