Recensioni

Jon Spencer ha superato i 60 anni, ha in curriculum almeno una cinquantina di dischi con band quali Pussy Galore, Boss Hog, Heavy Trash ma soprattutto con la Blues Explosion, vero e proprio fenomeno nato dall’incontro con altre due anime gemelle e musicalmente depravate come Judah Bauer e Russell Simins con cui condividere quell’idea di rock malsano e minimale che prendeva dal blues come dal r’n’r dei primordi. Questo breve e molto probabilmente inutile preambolo per dire che Jon Spencer può fare davvero ciò che vuole e che molto probabilmente gliene saremo sempre grati.
Anche dismettere la Blues Explosion (in realtà in iato da una decina d’anni e molto probabilmente per questioni di salute di Bauer) e ripresentarsi in solo, l’ottimo Spencer Sings The Hits del 2018, oppure con un’altra “backing band”, ovvero gli Hitmakers di Spencer Gets It Lit del 2022, e ottenere un paio di risultati tangibili: risultare sempre credibile e soprattutto suonare sempre il suo rock’n’roll. Non che l’abbia inventato lui, sia chiaro, ma sfido chiunque a non riconoscerne il taglio al primo ascolto. Ecco quindi che questo Songs of Personal Loss and Protest, secondo album a proprio nome e titolo dalle vaghe reminiscenze coheniane ma virate rock barricadero (per ammissione dello stesso Spencer, è un disco di riflessione spirituale), riprende un discorso mai interrotto almeno dai ’90.
In cui, in sostanza, cambiano gli interpreti (stavolta tocca a Kendall Wind al basso e a Macky Spider Bowman alla batteria accompagnare il nostro) ma non il risultato, ovvero una bella sfilza di canzoni garage-rock infiltrate qua e là di una spunta di funk, da qualche reminiscenza 60s, dal fantasma di RL Burnside, da una spruzzata (abbondante eh) di blues… insomma, dal suono che Jon Spencer con la Blues Explosion è riuscito a far diventare popolare senza tradirne l’anima profonda: Orange Slices Blues puzza quasi di rockabilly, Fanfare (A Different Point Of View) è sensuale e ruvida come gli esordi su Crypt, Hangover è un blues cantato da un crooner posseduto dal demone dello sperimentalismo, I’m Heading Off è un minimal-funkettone pronto alla detonazione, Step On The Gas e la conclusiva No More un garage-blues futuribile in libera uscita e via sculettando per un disco musicalmente on fire come sempre.
Che il dio del rock’n’roll, ok, per evitare diatribe meglio dire gli dei del r’n’r ce lo preservino ancora.
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