Recensioni

La fama gli è arrivata con la nomination all’Oscar come miglior colonna sonora per ben due anni di seguito, il 2015 (La teoria del tutto) e il 2016 (Sicario), ma Jóhann Jóhannsson, 47 anni, compositore di Reykjavik, non è nuovo alle pagine di SENTIREASCOLTARE, seppure le abbia frequentate come un formidabile del nostro tempo o l’ennesimo hype privo di sostanza. La notorietà lo ha portato a firmare un contratto con la prestigiosa etichetta di musica classica Deutsche Grammophon per la quale esce questo lavoro sul mito di Orfeo e per la quale è già prevista un’altra uscita, in ambito soundtrack, per dicembre.
In questo progetto, composto e messo a punto nell’arco di sette anni, la sostanza non si discosta molto dal discorso musicale portato avanti fin qui: musica classica minimale che si avvale di commistioni con l’elettronica e il field recording per dare sostanza cinematografica a una materia fatta soprattutto di impalpabili giochi di luce, colore e atmosfera. La parte acustica, per l’occasione, è varia (quartetto d’archi, orchestra, organo e anche il coro), ma durante i 46 minuti dell’opera si fatica a individuare le motivazioni per le scelte della strumentazione, tanto lo scenario è appiattito da un’unica idea: una linea melodica incerta come il dormiveglia che va e viene, sostenuta da accenti elettronici e qualche pallida voce registrata sullo sfondo. Quelli più colti che ne hanno parlato, si sono sperticati in paragoni con la genialità di Vangelis (?) e la sacralità di un gigante contemporaneo come Arvo Pärt. A noi l’operazione Orphée pare più un tentativo di rimanere cinematografico senza il supporto delle immagini, facendo cascare l’asino con tutto il palco: senza immagini da commentare, la musica di Jóhannsson sembra una libreria di suoni e texture senza un’idea precisa di svolgimento, di narrativa.
L’ascoltatore che Jóhannsson vorrebbe fare proprio è quello che flirta con Debussy e il romantico classico, ma è abbastanza moderno da lasciarsi sedurre dalla commistione con l’elettronica. L’impressione, però, è che questo disco darà l’idea ai fan di Yann Tiersen di sentirsi estremamente colti.
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