Recensioni

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«Won’t you look at me?». Così si chiude il primo brano, nonché primo singolo e title track, del nuovo lavoro di James Righton, The Performer. E la risposta non può che essere un sì. Dopotutto, stiamo parlando dell’uomo che insieme ai Klaxons ha introdotto il nu rave sulla scena musicale di fine anni 2000, strappando un Mercury a Amy Winehouse. L’uomo che ha sposato Keira Knightley. La nostra curiosità è il minimo che possiamo concedergli.

Già dalle prime note il suo disco autografo spiazza, ci troviamo in una terra dove tutto grida anni ’70, dai giri sognanti di chitarra all’attacco di voce e batteria (suonata da James Ford), e siamo immediatamente catapultati in un panorama psichedelico e rilassato, in cui l’artista fa da guida e maestro d’orchestra. I riflettori sono indubbiamente puntati su di lui, e Righton dimostra di saper reggere il peso di un intero album. Lo fa con un’eleganza diametralmente opposta al caos multicolore del passato: l’ex Klaxons si lascia alle spalle falsetti e ritmi sclerotici per una sorta di neo-neoclassicismo lussuoso e posato, in cui le composizioni sono protagoniste indiscusse di un immaginario seventies (peraltro suggerito dal disco del 2017 a nome Shock Machine) che ci porta dalle città costiere inglesi ai paesini della Costa Azzurra. Ci troviamo davanti a un approccio paragonabile a quello applicato negli ultimi anni da Alex Turner e Jack Peñate, ma sviluppato in modo che il genere sia strumento della musica e non il contrario.

E la musica c’è, è curata nel dettaglio senza però risultare rigida in nessun aspetto. Dai ritmi coinvolgenti di Edie passiamo alle dolci sterzate sonore di Devil Is Loose, dalla brillantezza estiva di Start glissiamo su una Are You With Me? che più Supertramp di così non si può. In chiusura, il tramonto indaco sul Mediterraneo di Lessons in Dreamland, Pt. 2. A un primo ascolto le variazioni sul tema proposte da Righton sembrano minime, eppure The Performer nasconde una varietà e una finezza compositive invidiabili. Certo, a voler trovare il pelo nell’uovo, alcune tracce risulteranno indubbiamente meno ispirate di altre (Heavy Heart), ma nulla che risulti davvero fuori posto.

Reduce da una vita al limite, James Righton ci fa salire in macchina con lui portandoci per lande paradisiache grazie ad un disco che ci invita a rilassarci, a sorridere e a goderci la vista. Mai come in The Performer lo abbiamo visto così maturo, conscio di sé e soprattutto abile compositore. Questo lavoro è una piccola perla perfettamente levigata.

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