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Dieci anni dopo Everything’s new, l’annuncio del nuovo album di Jack Peñate sul suo profilo Instagram è colmo di una tenerezza disarmante. Nella foto stringe una copia in vinile di After You corredata da un copy emozionato ed emozionante: «So many years of joy, pain and love poured into this object. It’s incredible it’s taken a decade to arrive but now it’s in my hands all the time melts away and all I’m left with is pride. […] Big love, Jack xx».

Il tempo, si sa, sa essere galantuomo, e in un periodo così lungo fuori dalle scene (lunghissimo se si pensa che i Big Thief sono al quarto album in tre anni), Peñate ha intrapreso un personalissimo percorso di conoscenza, approfondimento e autoanalisi. Niente di troppo mistico, religioso o messianico, solo quel tanto che basta per tornare più consapevoli dei propri strumenti, limiti e orizzonti. Ma il mondo (non solo quello musicale) in dieci anni è cambiato radicalmente (si pensi già solo alla sua Inghilterra): come tornare quindi senza rimanere intrappolato tra due mondi? In After You l’artista londinese riporta, rivedute e corrette, quasi tutte le istanze proposte nei due album precedenti, dalle «sonorità wave pop britanniche appena sporcate di Northern Soul» (Bridda su Everything is new) all’aria da crooner consumato, dal cipiglio new romantic à la Peter Coyle all’attitudine DIY (sebbene Paul Epworth sia sempre dietro le quinte). Ad esse si fonde un elemento di novità che lo rende attore pienamente inserito nell’agone contemporaneo: in poche parole, come per magia, meno Housemartins e più Harry Styles (Loaded gun), Yellow Days (Gemini) e King Krule (Prayer).

After you è un ritorno eccellente, pacato ma non per questo timoroso, perlopiù guardingo e desideroso di ritornare ad essere animale sociale per ritrovare il contatto col proprio pubblico dopo la lunga assenza. Se il Guardian l’ha definito beige, noi non ci considereremmo dei pazzi ad aggiungere almeno altri dieci-quindici colori.

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