Recensioni

Prima di cominciare il live-report del concerto che I Cani hanno tenuto lo scorso 6 gennaio in diretta radiofonica per Radio2Live (format di Rai Radio2 che ogni venerdì alle 21:00 ospita in diretta concerti di artisti italiani e non), che poi dovrebbe essere il motivo che vi ha spinto fin qui, mi sento in dovere di aprire una parentesi all’interno della quale venire a capo del mio intricato rapporto con Niccolò Contessa e la sua creatura. Se siete tra quelli (come il sottoscritto) che odiano le digressioni in prima persona sentitevi pure liberi di skippare la parentesi e passare al resoconto del concerto.
[Aperta parentesi]
Nel 2011, ai tempi dell’uscita de Il Sorprendete Album D’Esordio de i Cani, devo confessare di essermi ritrovato anch’io catapultato nella cerchia di coloro che avevano accusato una pesante sbronza di entusiasmo. Quell’elettronica schietta e scheletrica, ma al tempo stesso «ballabile, aggressiva, punk, a metà strada tra Franco Battiato primi anni Ottanta e i Daft Punk» – come l’ha efficacemente riassunta il nostro Gianluca Lambiase all’interno della monografia dedicata alla band – e che aveva portato una ventata d’aria fresca al panorama indie nostrano, mi aveva steso. Durò poco, quattro/cinque ascolti (e un paio di concerti). Il tempo di prendere coscienza che quell’immaginario popolato da ragazzini figli di papà della Roma Nord, un po’ borghese e un po’ fascista (se non da un punto di vista strettamente ideologico, almeno da quello comportamentale), mi stava sul cazzo. Stabilii quindi del tutto arbitrariamente che, colto per certi versi da un senso di frustrazione per il tempo e i soldi spesi (CD, concerti, ecc), anche chi cantava quel mondo non mi era troppo simpatico. La presi sul personale, una questione tra me e Contessa, insomma. Fu così che consapevolmente boicottai l’uscita di Glamour (limitandomi a giustificare, attento a non cadere nel bieco rancore da hater, la mia poca simpatia nei confronti di quel dato fenomeno argomentando che “non parla a me.. parla a tanti, ma non a me.”), salvo poi pentirmene due anni dopo, quando decisi che era giunto il momento di tornare sui miei passi. Ascoltai Glamour da cima a fondo, una-due-tre-quattro volte, e la reazione fu quella di chi capisce troppo tardi di aver commesso un errore. Rimasi sorpreso dalla maturazione stilistica del Niccolò Contessa scrittore, così come mi fece particolare effetto il suo mettersi completamente a nudo (probabilmente prendendosi gioco di tutti noi, ma tant’è). Con le dovute cautele tornai quindi a riavvicinarmici, cominciando a leggere, a ritroso, le sue interviste, e capii che in fondo Contessa era uno come me, come noi. Con le sue ansie, le sue seghe mentali, le sue storie d’amore sanguinanti. Con quella sua vita incasinata che sente la necessità di “vomitare” verso il mondo esterno, «esasperando maggiormente – per citare la nostra Ilaria Nacci – il lato verista e schietto, mettendosi anche [finalmente, aggiungo io] in prima persona nel racconto senza necessariamente seguire un filone autobiografico». Fatto sta, per farla breve, che da qualche mese a questa parte, quotidianamente, sento il bisogno, neanche si trattasse di una di quelle pastigliette per il cuore, di dovermi ascoltare l’ultimo Aurora, se non tutto almeno alcuni dei suoi frammenti: Il Posto Più Freddo, Una Cosa Stupida, Calabi-Yau, Sparire. Ovvero quelle tracce con le quali, finalmente posso dirlo, Contessa ha cominciato a parlare anche al sottoscritto. Fine dell’espiazione.
[Chiusa parentesi]

[Inizio Report]
La prima sensazione che si prova una volta varcata la soglia della sala B degli studi di Rai Radio2 di via Asiago 10 (Roma) è quella di essere stati risucchiati dal tempo. Ad accoglierci c’è infatti una scenografia che rimanda inevitabilmente la nostra memoria a quell’immaginario musicale televisivo marcatamente Top of the Pops, tremendamente anni Novanta. Nemmeno il tempo di familiarizzare con la location che, introdotti da Pier Ferrandini e Carolina Di Domenico (presentatori di Rock and Roll Circus in onda ogni sera dal lunedì al venerdì sulle frequenze di Radio2, per l’appunto), Niccolò Contessa e i suoi salgono sul palco e senza troppi preamboli (per quelli ci sarà spazio nel corso dell’esibizione, con le incursioni dei due presentatori a intervallare il live) attaccano con il primo dei tre singoli estratti dall’ultimo Aurora, Baby Soldato. Ci si rende conto subito di non avere a che fare con il classico concerto, così come siamo comunemente portati ad intenderlo. L’acustica pulitissima, che per ovvie ragioni di diretta appare fin troppo perfetta, restituisce un suono patinato fedele all’effetto studio, mentre la scaletta, costruita per lasciare più spazio possibile all’ultima fatica, vede alternarsi ai momenti di pura, quanto coinvolgente, intimità (Sparire, Il Posto Più Freddo e Aurora) i groove funkerecci di Non Finirà e Protobodhisattva, le stillettate elettro-punk di FBYC (Sfortuna), Corso Trieste e Lexotan (chiamata a gran voce dai cento fortunati spettatori) e le scariche elettriche di Hipsteria, Le Coppie e I Pariolini di Diciott’anni, che hanno il merito di risvegliare un pubblico intimorito dall’inedita “esperienza”.

Ad intervallare il live, come detto in precedenza, gli interventi di Ferrandini e Di Domenico, che con la band trovano prima il modo di ripercorrere quelle che furono le origini di un fenomeno “virale” che ebbe il merito di aprire le porte a una nuova stagione dell’indie italiano, e poi di soffermarsi sullo stato di salute della scena musicale romana (di cui Contessa, negli ultimi anni, è stato uno dei maggiori protagonisti, non solo con la sua creatura, ma anche nei panni di produttore, vedi l’ultimo chiacchierato album di Calcutta) e quindi sull’ultima esperienza del ventiquattrenne romano nel mondo cinematografico come compositore della colonna sonora del film di Gianni Zanasi La felicità è un sistema complesso. Un format, quello di Radio2Live, che rappresenta un interessante esperimento e che potrebbe essere un ottimo strumento per rilanciare e avvicinare la buona musica ad un pubblico di massa, vittima della sciatteria culturale di talent-show e derivati e di una musica pop (italiana) ai minimi storici.
[Fine live-report]
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